I vostri articoli: Alfa Romeo 4C “In Carbonio e Vetroresina”

Forse sarà stato il periodo complicato in cui mi sono trovato nel lontano 2013.
Forse sarà stato per l’inizio di un nuovo lavoro dopo anni di università, apparentemente serviti a nulla.


Forse, ancora, sarà stato per le vicende tribolate dell’Alfa Romeo… Da quell’Alfa Romeo che ho sempre amato sin da quando, ancora un bambino, sorridevo schiacciato al sedile dalla poderosa spinta del 2.0 v6 turbo Busso della 164 di mio nonno.

Non so per quale motivo, ma quando per la prima volta ho visto la 4c – versione stradale – al Salone di Ginevra 2013 ho capito che nessun altra auto avrebbe potuto prendere il suo posto nel mio cuore.

Ricordo ancora il nostro primo incontro, lei in versione Launch Edition vestita in bianco opaco, con particolari in carbonio. Rimasi letteralmente ipnotizzato dall’estetica, dalla muscolosità e dall’armonia elegante delle forme che, in un certo qual modo mi ricordavano la mia Alfa Romeo preferita – la 33 Stradale.

La vedevo per la prima volta in carne ed ossa (o forse meglio dire “in carbonio e vetroresina”) e, girandole attorno in senso contrario a quello della rotazione della piattaforma, mi rendevo conto che non riuscivo a trovare alcun punto da cui la vettura non mi lasciasse letteralmente senza parole.

Ricorderete certo il periodo in cui versava la casa “di Arese” (virgolettato voluto) nel 2013. La 159 e le sorellastre Brera e Spider vendute a stock, MiTo che pareva un panettone su un pianale da utilitaria e Giulietta, bella, ma non bellissima e comunque non all’altezza della concorrenza premium a cui (a detta del management, e solo del management) doveva indirizzarsi (per carità, ho avuto una Giulietta 1.4 MA 170cv… macchina onesta, ma niente più). Tutte automobili derivate da taglia, copia, incolla di altri modelli con i correlati problemi di armonia delle forme. MiTo alta e stretta, Giulietta con muso da Bravo (che le valse il nome di Bravetta) e 159 che, muso a parte, era forse una delle vetture più anonime del Biscione.

Anche il prototipo di 4c mi aveva incollato allo schermo, ma forse per il colore (rosso opaco) forse per le recenti esperienze con MiTo GTA, non avevo molte aspettative.

E invece no.

Dopo un anno abbondante dal lancio del prototipo eccola lì, di fronte a me “in carbonio e vetroresina”.

Dopo lo shock estetico, venivano i numeri: 895 kg di peso per 240 cv di potenza.
In pratica un missile terra-terra con tanto di launch control. Niente servosterzo né servofreno! (cosa che più mi attirava).
Non tutti i numeri erano però di mio gradimento… il prezzo… quei 53.000 euro, di cui si vociferava, oltre le solite messe in strada ed oboli vari.

Troppi… impossibile… tanti per chiunque, figuriamoci per l’allora praticante avvocato alle prime armi considerato – come tutta la categoria – una res parlante (e nulla più) in un mondo che non sembrava far sconti.

Non mi balenò nemmeno lontanamente l’idea di chiedere un’assistenza al capofamiglia certo di portare a casa 53.000 calci nel fondoschiena.

Il viaggio di ritorno da Ginevra è stato tutto un fantasticare su cosa avrei fatto al volante di quella due posti secchi seduto in una vasca di carbonio. Immaginavo la salita al Maloja, lo Stelvio, il passo Giau. No pista… parrà strano, ma la pista proprio non mi attira.

Qui occorre una piccola parentesi per entrare al meglio nella psiche malata dello scrivente. Dicevo poco fa che sin da piccolo ero affezionato ad Alfa Romeo. In preda all’euforia ho dimenticato di segnalarvi un altro marchio a cui ero, e sono tuttora devoto: Lotus. La Lotus degli anni 1994-2008, non quella di adesso, che oltre a macchine leggere e veloci, fa anche macchine da blogger di auto, le cui recensioni si traducono in uno scannatoio di marce senza ritegno e i cui commenti spaziano da “wow” a “oooooh” a “accelerazione incredibile”. Quella Lotus che faceva la Esprit (ultime serie), le Elise (MK1 sogno da bambino) e le Exige, quelle leggere con i 4 cilindri e, appunto, non quelle da blogger con 350 e passa cv.

In tutto questo l’Alfa Romeo, la mia Alfa Romeo mi aveva fatto una Lotus italiana, ovviamente più completa e meno asse di legno, ma con un DNA (non intendo il manettino) da prima della classe.

Per quanto fantasticassi, la realtà era sempre quella… 53.000 euro (saliti poi nel tempo). Dove trovarli?

A mio papà quella macchina non piaceva (provate a dirglielo ora che l’ha in garage a fianco della GT 3.2 v6 Busso). Lui è sempre stato razionale e auto così estreme non sono mai state nelle sue corde. Quindi niente da fare sulla possibilità di convincerlo a fare l’investimento.

Rinunciare? Mai. Mi dicono che un giorno me ne uscii con la frase “rinuncerei a tutto, ma non alla 4c” (per la gioia stampata sul volto della mia ragazza, che ringrazio per la santa pazienza che porta ogni giorno).

Arrivarono periodi difficili. Il praticantato da avvocato con il relativo compenso ridicolo seppur in studio “di alto livello” per anche 15-16 ore al giorno di lavoro, spesso sabati e domeniche incluse… il tutto culminato con un evento topico: la bocciatura al primo scritto dell’esame di stato. Abituato come ero ai voti alti del liceo e dell’università l’idea di arrivare ad un esame preparato e comunque di non avere il controllo della situazione mi faceva uscire di testa.

E anche qui… menomale che c’era il chiodo fisso della 4c, cui si affiancò – per fortuna – l’inzio della storia con la persona a cui tengo di più in assoluto e che ora spartisce il mio cuore con l’auto.

Lo confesso, ho avuto un’infatuazione per l’ Audi TT, ma mi son presto reso conto che di frigorifero ne ho già uno in cucina… basta e avanza.

L’avevo detto. “Se mai diventerò avvocato, il giorno dopo vado ad ordinare la 4c”.

Così, dopo aver finalmente passato lo scritto, nel periodo che mi separava dal tanto temuto esame orale avevo già girato più concessionari per avere alcuni preventivi. Incastravo le giornate di studio in modo da avere sempre quelle due ore al sabato pomeriggio con mio papà per “andar per concessionarie”.

La volevo Goodwood replica: Grigio Stromboli – cerchio 18-19 a fori chiaro – pinza gialla – scarico rigorosamente stock. Ho provato lo sport… Bello per i primi 10 minuti, ma per uso stradale non mi pareva il caso. Già la macchina è sufficientemente vistosa (e io odio dare nell’occhio).

All’orale arrivai, con – 5 kg sulla bilancia, un color grigio stromboli sì, ma in faccia, e una gran voglia di riscatto… Finì nel migliore dei modi.

Veniamo al giorno dopo. Ero già pronto con la penna in mano alla mattina alle 9. Tuttavia mi venne uno scrupolo. Sapete, quegli scrupoli cretini che vengono quando si sa che si sta per fare la cosa giusta. E se non mi piacesse alla guida?

Dove vado a trovare una concessionaria che abbia una 4c in prova? Dopo una mattina di telefonate ne trovo una. Si… lì per la prima volta son salito sulla 4c al posto di guida. Finora avevo solamente fatto un giro da passeggero in un evento presso un concessionario e nulla più. Se prima avevo certezze, dopo quei 5 km di curve avevo solo conferme. La 4c doveva esser mia… e alla svelta.

Quasi quasi avevo pensato ad una pronta consegna, ma ne trovavo solo rosse bianche e (poche) nere. Una grigia di provenienza tedesca. Niente più.

Il venditore che mi seguì – e che ringrazio per la pazienza – mi ha convinto che queste macchine si comprano nuove, esattamente configurate come si vuole… Soprattutto se si ha intenzione di tenersele per sempre (come me).
Ora gli dò ragione. Un po’ meno nei 9 mesi di attesa. Sì 9 mesi… come una figlia. Dovevano essere 2-3, ma poi slittati a causa di un’aggiornamento di serie.

Intanto cambiavo lavoro e prospettive di carriera.

Dopo 4 mesi non stavo più nella pelle. Al customer care mi conoscevano per le mie telefonate con invettive annesse. Per tenermi buono mi hanno anche fatto provare una 4c e una Giulia QV (altra macchina pazzesca) a Balocco, ignari del fatto che non avevano fatto altro che alimentare ancor di più la voglia di riceverla.

Passavo le sere a guardare video di recensioni, leggevo blog, forum e chi più ne ha più ne metta… Ho guardato decine (se non centinaia di volte) i video di Davide sulla 4c. Le sue suonavano come le parole di un profeta (e glielo dissi pure quando ci incontrammo di persona a MilanoAutoclassica).

Insomma eccoci alla fine di maggio… quel pomeriggio caldo in cui il mio venditore mi scrisse via Whatsapp: “chiamami appena puoi”. Non finivo di leggere quel messaggio che arrivavano foto di una automobile incartata dalla cima alle ruote. ERA LEI!!!!!
Fermo non scartarla che vengo io” furono le prime parole che dissi appena alzai il telefono.

 

Quella sera lavorai fino alla mezzanotte, ma il pomeriggio dopo ero da lei… “in carbonio e vetroresina”… e carta.

Togliemmo la protezione esterna… le coperture dei cerchioni, ma null’altro. La portai a casa qualche giorno dopo così… sporca, con tutte le protezioni all’interno.

La portai a casa… e qui viene il bello.

Già avevo immaginato che non scendesse dalla rampa. Mi ero quindi attrezzato con 2 dossi artificiali… NON BASTAVANO… ce ne volevano 4. E così, ci crediate o no, la mia prima missione in 4c fu andare in un negozio di fai-da-te a comprare altri due dossi, che piazzai in braccio al mio amico Alberto, che con me aveva preso parte alla consegna. Anche la mia ragazza era venuta a vedere il momento, ma visto che era passata in secondo piano ha pensato bene di farsi da parte.

Manovre, imprecazioni, ma la 4c scese indenne da quella rampa. Mio padre non ne voleva sapere… La guardava ancora con quel distacco di uno che non capisce… “non potevi comprarti una bella Giulia? ” Pian piano il rapporto va migliorando e ogni tanto scappa un “Bella la 4c“.

Solo 6 ore di lavaggio, pulizia, rimozione protezioni e poi, nei weekend successivi, paint protection film su batticalcagni e carbonio.

 

Purtroppo non trascorro molto tempo con lei… ma quello che passo è di una qualità indescrivibile.
Ricordo il mattino alle 6 lungo le rive del lago di Como, da Cernobbio a Menaggio. Dusty Springfield suonava dallo stereo con frontalino anni ’90 insieme allo sbuffo della waste gate e al borbottio dello scarico ad ogni cambiata. Poi di ritorno per essere in ufficio alle 9.

 

Ricordo la salita al Maloja un sabato mattina presto in compagnia di una McLaren 570s. Chet Baker ci accompagnava tra una curva e una controcurva.

Ora sono qui… all’autodromo di Monza… no non in pista… a me non piace girare in pista, salvo che da solo (cosa impraticabile). Scatto qualche foto e mi rendo conto che – proprio come al primo incontro a Ginevra 2013 – non riesco a trovare un punto di quest’auto che non mi lasci senza fiato.

di Paolo B.

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