Alfa GT Junior 1300 – Vi racconto la mia ex

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ALFA ROMEO GT JUNIOR 1300

Facciamoci male forte.

Oggi sono in quello stato d’animo pericoloso che mi porta dritto al garage. È una pessima idea per vari motivi, a partire dal fatto che nel mio regno c’è stato un grave lutto ormai tre anni fa, dal quale non mi sono ancora ripreso.

Quando il Drive Experience era ancora una creatura in fasce io mi trovavo nella classica fase della vita di tutti noi squattrinati con la benzina nel cervello conosciuta come “suicidio motoristico”. Praticamente spendere soldi che non si ha per comprare (e per gli individui senza speranza anche elaborare) automobili sportive che non ci si può permettere.
Dunque il Davide appena ventenne altalenava due o tre lavori contemporaneamente, con relativi risultati di devastazione fisica e mentale, per potersi godere i suoi momenti di pace col mondo in garage ogni sera alla presenza delle sue uniche gioie: le macchine.

Causa: Gommista pre-pistata a Vallelunga con 156 2.0 TS, sul retro una Fulvia 1.3 S bianca maltrattata a dir poco e non considerata da nessuno. Mentre mi fanno la convergenza le giro intorno e, alla tenera età di circa vent’anni (dopo un’adolescenza in Cinquino, ma questa è un’altra storia), mi rendo conto che non resisterò ancora molto senza una coupé storica in garage. La Fulvia è stupenda, ma io sono sempre stato fissato con le trazioni posteriori. Motivo per cui anche la mia all’epoca adorata 156, per quanto stupenda da guidare, mi stava strettissima (anche questa è un’altra storia).

Insomma che succede? Il mio storico Cinquino aveva dei lavoretti che non mi andava più di fare dopo varie delusioni (giustifichiamola così) e lo proposi in cambio alla pari per una GT Junior del 1968 carcassa e vago ricordo di un’auto, senza documenti, abbandonata a sé stessa ma targata Milano F1, sensuale già in questo stato. Neanche vedemmo le macchine a vicenda, ce le spedimmo per bisarca e tanti saluti. Poi pare che la mia 500 L del ’72 sia finita in mano a una coppia di lesbiche tipo in Finlandia. Altra storia.

Il punto è: dal momento in cui me l’hanno scaricata fuori casa è diventata la mia ossessione. La vedevo già per come sarebbe diventata. Motore 2.0 con cambio 1.3 cortissimo, ponte 8.41, cerchi GTA da 7” gommati 205 e assetto Koni. Avevo credo 21 anni. E la macchina era un ammasso di lamiere che a suo tempo valeva forse 5.000 euro (oggi la si pagherebbe il doppio già solo perché era pedaliera bassa e cruscotto piatto).

Fatto sta che me la misi in garage tra le incomprensioni generali di chiunque venisse a saperne. Per me era già così un’opera d’arte ma in effetti, non avendo una lira, avrei dovuto aspettare anni per renderla un’automobile. Motore 1.3 bloccato, scocca abbandonata dal 1994, riverniciata rossa sull’originale giallo ocra probabilmente da uno che faceva il porchettaro, di certo non il carrozziere.

Va be’, tralasciando il “come”, perché dovremmo stare qui a scrivere un altro libro, un bel giorno la mia GT era rinata. Almeno, la metà di lei. Arrivato a un certo punto avevo da parte soldi abbastanza per fare o la meccanica o la carrozzeria. Voi che avreste fatto?

Me la riconsegna il grande Sergio Lazzari (pilota da 40 anni con Giulia varie e plurivittorioso che ora si occupa di rimetterle in sesto per matti come noi) che da fuori è lo stesso cesso di prima, ma sotto monta un motore 2.0 da circa 170 cv con scarico artigianale e alberi a camme da corsa, assetto spazzafoglie, cerchi GTA 7X14” con le Toyo R888 da 205, freni da corsa, una pezza gialla sul culo per coprire un buco di ruggine (ancora gli bestemmio dietro) e un sedile singolo rimediato non si sa dove giusto per poterla guidare (con gli squarci coperti dal nastro grigio). Tutto il resto mancava, anche il sedile passeggero.

Quindi andiamo a fare il giro di prova, guida lui, mi tocca sedermi sulla panchetta posteriore perché non ci sono sedili di nessun tipo e mancano anche i pannelli porta. Proprio per questo alla partenza (cazzo se correva) scatto all’indietro e lo spuntone che regge la maniglia (sporgente e senza maniglia) mi si infila nella gamba destra squarciandomela. Non faccio un fiato finché non ci fermiamo anche se sanguino visibilmente. Guardo Sergio impegnato a guidare che sorride estasiato e mi strilla in romanesco: “T’a’avevo detto che cor millessei era veloce, cor dumila è ‘na furia”!!!

Fermiamoci a riflettere sul perché Sergio strilla. Il motore fa rumore dai cornetti di aspirazione, lo scarico è stato definito dall’operaio di Sergio “ammazzabbambini”, eppure questo non basta a giustificare la cosa. Sergio poi non è uno che strilla. Il motivo è che la macchina non avendo ricevuto cure estetiche, non ha neanche il parabrezza.
Dunque io per circa un anno ho usato questa macchina senza parabrezza. Nello stato in cui la vedete qui:

Ora, è difficile spiegare in un piccolo editoriale malinconico tutto quello che per me significava quella piccola Bertone Coupé nel mio garage. Già solo quando era ancora un mostro di ruggine e spuntoni (adesso che ci penso non ho neanche più fatto l’antitetanica), figuratevi il giorno che, dopo mesi e mesi di attesa, finalmente avevo trovato i soldi per la carrozzeria e l’avevo rivista così:

Nel frattempo succede che per una serie di strani eventi (ci farò un altro editoriale, ma più o meno racconto qualcosa nel video 458 Italia) avevo trovato lavoro a Maranello. Quindi, spinto dai sogni di gloria e dalle promesse di un mondo per me irraggiungibile fino ad allora, mi faccio tentare da un desiderio che da qualche mese scivolava sul fondo del garage. Una Porsche nera.

Mia madre da ragazza stava per comprarne una per cambiare la sua 1750 vinaccia (truccata a 2000). Non essendoci mai riuscita mi ha sempre parlato di quella famigerata Porsche nera che vedeva in concessionario e che stava per fare la follia di acquistare (parliamo di una che andava in giro a 17 anni con una Dune Buggy, venduta poi ai produttori di Bud Spencer e Terence Hill per la suddetta 1750, altri tempi).

In quel momento la 964 stava sui 23.000 euro, la 996 raggiungeva il minimo valore storico e la 993 era già ben oltre le tasche di un ragazzo scapestrato come me. Per 1.000 euro non riesco a prendere una 964 Carrera 2 nera che mi faceva letteralmente impazzire. Trovo in un autodemolitore una 996 nera grazie ad amicizie non del tutto raccomandabili (e infatti mi si fregano 1.000 euro da bravi amici) in queste condizioni:

Mio cugino che mi accompagna dice qualcosa tipo: “Fa paura, ma pensaci bene” io però ho già dato la caparra per comprarla dando indietro una GT 3.2 V6 del 2005 che mi costava come una Porsche e da fuori sembrava un 1.9 JTD. Mi manca ancora il suo suono però.

Do dentro la 3.2 e carico pochi euro per portarmi a casa la moretta impolverata e senza motore, mesi dopo passo sotto casa di mia madre che si affaccia alla finestra e ride, ma anche questa è un’altra storia.

Fatto sta che a Maranello va tutto a puttane e mi ritrovo a mantenere due donne molto esigenti. Quella rossa, da brava gelosa, inizia a dare problemi come non mai dal momento in cui mette piede in casa la mora. La mora mi costa 1.500 euro l’anno solo di bollo e superbollo e neanche la posso guidare ancora.

Dunque le metto in vendita entrambe, vivendo da solo e tornando a fare lavori molto umili non arrivo più a pomparci dentro neppure la Super Plus. Metteteci che nella mia città, L’Aquila, dopo il terremoto del 2009 non si trovava lavoro neanche pagando. Per mia fortuna sapevo lavorare in video e scrivevo decentemente, dunque approfittai delle uniche offerte lavorative possibili in una situazione del genere: la cronaca.

È questo il momento in cui nasce il Drive Experience, nel 2013. Il caporedattore del giornale per cui lavoro viene a sapere che ho una Porsche e mi domanda com’è possibile visto che lui ha una Bravo diesel. Rispondo che a me interessa solo delle macchine e lui mi chiede allora di mettere su una piccola rubrica motori dato che in città non se ne occupa nessuno.

Realizzo insieme a Stefano (che lavora ancora con noi e si accompagna a me dal 1992) il primo video di quello che sarebbe diventato il Drive Experience: la Toyota GT86. Per quanto acerbi e inesperti produciamo un servizio che “è fatto troppo bene per quello che possiamo pagartelo”, dunque decido di continuare ma a nome mio. Il Davide Cironi Drive Experience ha il suo primo video, seguito da Porsche 996 vs 993, Mugello in Clio RS, teaser di una Mustang mai andata online e proprio lei, la mia GT Junior.

Nel video sembro letteralmente assatanato. Vedendolo oggi mi viene rabbia per quanto ho parlato male e per quanto poco professionale fossi non credendo di essere visto fuori dalla mia regione. Peccato che quel video lo abbiano visto in giro per tutto il mondo nell’arco di pochi giorni…
Nessuno sa che ero in quello stato di semi-follia perché, con la morte nel cuore, il giorno dopo avrei consegnato la mia macchina preferita di sempre al suo nuovo proprietario. Perché?

Perché nessuno comprava la Porsche in quel momento in cui la benzina stava 2 euro al litro, perché avevo già rinunciato alla mia indipendenza tornando a vivere da Cironi senior, perché le auto d’epoca sono bisognose specie se pistaiole, ma soprattutto perché il Drive Experience aveva bisogno di tanti tanti soldi per decollare.

La mia GT Junior del ’68 è stata protagonista del video che mi ha fatto conoscere agli appassionati, è stata la donatrice dei fondi che sono serviti a mantenere in piedi il Drive Experience per tutto il primo anno di attività (quando pagavo per lavorare, cosa che è andata avanti per almeno due anni). Se la mia intuizione fosse stata sbagliata sarei rimasto senza macchina, senza soldi, senza lavoro. Per fortuna avevo ragione.

Oggi se voglio guidare un GT Junior mi basta una parola, guido una 911 nera in forma smagliante con scarichi aperti e ho modo di provare qualunque auto sportiva mi venga in mente. Il Drive Experience va avanti a gonfie vele con una crescita di 3.000 iscritti al mese, affermandosi il canale in lingua italiana di riferimento per l’automobilismo sportivo e dobbiamo rifiutare ogni giorno offerte per automobili che qualche anno fa avrei pagato oro per guidare anche solo dieci minuti.

Ho uno staff di persone spettacolari che sono prima di tutto amici, gente che ha accettato per pura fiducia di lavorare gratis per mesi, aspettando il momento in cui il tempo ci avrebbe dato ragione. Ed eccoci qua. In quattro anni è cambiata la nostra vita come mai avremmo creduto. Ho sempre saputo, fin da bambino, che avrei trovato il modo per vivere di motori, ma non avevo idea del “come”.

Dunque quando le luci si spengono, quando tutti sono a dormire stanchi morti, dopo le trasferte di duemila km e le tirate di tre giorni senza toccare letto, dopo il delirio del nuovo video online, dopo tutto l’immenso lavoro di squadra che c’è dietro al Drive Experience, dopo aver provato a far capire qualcosa a chi non ha idea, mi ritrovo sempre io da solo in garage. Tale e quale a quando da ragazzino facevo il panettiere, il cameriere o la guardia notturna.

Tutto si riduce ad una ragione di vita, che per me è la libertà data da una scocca e un motore. E sono fiero. Ma non passa un giorno, in quel garage, in cui il Davide di oggi non senta la mancanza della sua GT Junior, delle loro corse folli in collina e del profumo di benzina che gli impregnava i vestiti.

Davide Cironi

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