Ferrari FXX-K EVO: 12 anni dopo la prima FXX, ce la spiega il suo Designer

FERRARI FXX

Nel 2007 ero al Mugello per le Finali Mondiali Ferrari, quando i piloti erano Kimi Räikkönen e Felipe Massa. Uno freddo e calcolatore, l’altro matto e sanguigno. Campioni del Mondo macchina e primo pilota. Montezemolo fa la passerella, il pubblico in delirio per le quattro Formula Uno che sparano gomme in aria nei burnout verso gli spalti del Circuito toscano. Sopratutto, per la prima volta vedo le nuove FXX.

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C’erano tutte, anche quella leggendaria nera di Michael Schumacher. Il mio, il nostro ultimo idolo alla guida di una Rossa. Quello che più di tutti ci ha fatto gridare, quello per cui ancora mi alzavo prima dell’alba con la coperta ancora sulle spalle, impalato davanti la TV alle luci rosse dei semafori australiani.

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Quell’anno non ci era andata male, avevamo vinto tutto. Il Mugello era in festa. Eppure successe una cosa particolare, non so se per sua volontà e carattere o per un problema alla macchina. Tuttavia, l’unico a non festeggiare sfaldando costosissime gomme per il piacere del pubblico fu proprio il neo Campione del Mondo, Kimi Räikkönen.

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Perchè non ce l’hai fatta una bella nuvola di fumo Kimi? Forse non hai potuto. Fatto sta che, nonostante tu avessi vinto il massimo che si possa vincere nel tuo mestiere, sei sceso dalla macchina e te ne sei fregato di questi pizzettari che sognano da tutta e per tutta la vita la macchina che tu pilotavi per lavoro. Qualcuno scrisse, su quella che era una gran bella rivista, qualcosa tipo: “Rimpiangeremo il mezzo sorriso sghimbescio di Michael“.

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Miei ricordi a parte, groppo in gola a parte, rivedere le brutte foto che feci alla FXX nera di Schumacher mi ha fatto davvero effetto. A suo tempo non avevo le possibilità che ho ora. Mai avrei potuto chiacchierare tranquillamente con chi quella macchina l’ha plasmata dal foglio di carta. Oggi è un po’ diverso, esattamente dieci anni dopo. C’è Flavio Manzoni, il Designer della FXX-K, vicino alla macchina, avendo il piacere di conoscerlo già da qualche tempo lo avvicino per complimentarmi e mi chiede “allora, che te ne pare?” della nuova EVO appena presentata.

FERRARI FXX-K

E che me ne pare… Flavio Manzoni è senza dubbio una delle mani più incisive del mondo, questa sua ultima reinterpretazione non fa eccezione. Tutte le Ferrari degli ultimi anni hanno recuperato nettamente quell’aria di superiorità che forse nei primi anni duemila si era un po’ persa.

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Sulla precedente FXX-K (sopra) l’esasperazione aerodinamica sembrava già massima. Non era facile evolvere un progetto già così tanto spinto. “Pensa un po’ che, solo con le ottimizzazioni aerodinamiche, la EVO gira un secondo e mezzo più veloce della FXX-K qui al Mugello” mi dice però Manzoni.

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“Pur trattandosi di una vettura da pista, il lavoro è stato fatto spalla a spalla con il Centro Stile Ferrari. Sono sì macchine che fanno parte di un Programma, XX appunto, laboratori viaggianti che Ferrari utilizza anche per fare sviluppo sui circuiti di tutto il mondo” continua il Designer di origine sarda “ma Ferrari ha voluto che fossero anche bellissime“.

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Siamo al nostro quarto incontro, inizio a conoscere i suoi modi eleganti e ascolto con attenzione: “Fu così anche per la prima FXX-K che abbiamo disegnato, lavorando in sinergia con ingegneri e aerodinamici, vincitrice di tanti premi come il Compasso d’Oro, il Red Dot Design Award o l’iF Award, con la quale avevamo già capito che ci poteva essere uno strettissimo legame tra forma e funzione” dice guardando la macchina tra brevissime pause per trovare le parole giuste. Molti designer spesso hanno bisogno dei loro occhi per continuare un discorso come questo. Si esprimono con la vista.

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Lo incalzo parlando del passato, che so affascina lui quanto me (si vede nella J50 una moltitudine di citazioni anni ’80): “Che poi, Flavio, è quello a cui Ferrari abituò i suoi clienti sportivi già negli anni delle prime vetture Sport, vero? Quando le macchine da corsa iniziavano ad essere davvero veloci, votate alla prima rudimentale ricerca dell’aerodinamica, spesso erano poi anche bellissime, ma praticamente sempre per la conseguenza delle prestazioni, raramente per puro design“.

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Manzoni annuisce: “Certamente, basti pensare a tutte le Sport Prototipo Ferrari degli anni ’60 come la 330 P3/4 o la 350 Can Am, solo per fare esempi tra i più affascinanti. Però c’è da dire una cosa; allora non c’era la complessità di progetto che c’è oggi. Ai giorni nostri, fare un progetto del genere significa trovare un equilibrio tra performances di tutt’altro livello e bellezza, dove l’ultima non deve mai andare a scalfire la prima. Sulla FXX-K EVO gli interventi hanno interessato tutto il posteriore e tutto l’anteriore, portando un miglioramento netto delle prestazioni” dice facendosi più serio e meno nostalgico.

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Quello che colpisce immediatamente è questo tratto comune tra l’anteriore e il posteriore: L’architettura da trimarano con scafi laterali cavi. Forse è questa la cifra stilistica, l’elemento più significativo, ovviamente indispensabile per generare carico addizionale insieme agli evidenti quattro baffi. Tieni conto che tutte le superfici tecniche si rispettano, c’è un margine di pochi millimetri su cui lavorare“.

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Ferrari 599XX

Per quanto riguarda il posteriore invece, sono state svuotate le fiancate per estrarre tutte la pressione degli archi ruota, no? In più, come vedi, è stata aggiunta un’importante ala a doppio profilo, abbinata allo spoiler basso estraibile che è gestito dall’elettronica. Caratteristica ancor più distintiva è questa pinna centrale, con la funzione di supportare tutta una serie di deflettori, che serve a indirizzare il flusso verso gli elementi del retro massimizzandone l’efficacia” conclude serio ed entusiasta. Gli dico che sono passati esattamente dieci anni da quando venni alla presentazione della FXX nel 2007 e lui ci tiene a precisare una cosa:

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Ecco vedi, quando è nata la FXX-K ci si è applicati proprio per evitare quell’effetto di assemblaggio poco armonico che c’era sulla prima FXX. Se noti il posteriore della vettura sviluppata su base Enzo, vedi che è piuttosto frammentato. Con la FXX-K abbiamo invece dimostrato che si può fare un buon design nell’assoluto rispetto della tecnica” conclude lasciandomi con un affettuoso saluto.

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Nel 2007 credevo di essere già sufficientemente futuristico con la mia digitale a fotografare la FXX senza grossi led, con un motore termico da 800 cv e in tasca un cellulare che non sapeva andare in internet. Chissà tra altri dieci anni cosa vedremo al Mugello, e sopratutto se sarà uno spettacolo muto.

di Davide Cironi

Foto 2017 di Alex Cullhaj

 

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