Fiat 1100/103: Tre ragazzi di 20 anni hanno scelto di elaborarla così

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Questa 1100 da Gentlemen Drivers nasce da un’idea di tre ragazzi poco più che ventenni con una passione smodata per le auto d’epoca. Eravamo in cerca di qualcosa da restaurare meglio se inusuale o poco sfruttato (di questi periodi) una base italiana con un background sportivo ma allo stesso tempo “popolare“.


La ricerca è stata quasi scontata, non volevamo cadere nella “banalità” di qualcosa già visto (500, 600, 112), la nostra scelta è dovuta ricadere quasi obbligatoriamente su una 1100.


Trascorsi pochi giorni da quella che prima era solo un’idea nata una sera in un parcheggio di un distributore grazie ad alcune conoscenze nel settore abbiamo trovato, ormai tre anni orsono, una 1100/103 del 1954 prima serie volgarmente chiamata “bauletto” (dalla forma del posteriore).


Per chi non lo sapesse la 1100 ai più può non dire molto ma è stata una macchina fondamentale per la storia italiana dell’automobile, è stata la berlina degli italiani con più di 250.000 esemplari venduti e i suoi sedici anni di carriera.


Oltre alla sua carriera da auto per la famiglia la 1100, grazie anche alla sua semplicità nella meccanica e nella costruzione, è stata innumerevoli volte (se ne conta quasi 300) elaborata da carrozzerie o da preparatori che ne hanno prodotto fuori serie, dalle barchette alle berline più lussuose nomi altisonanti e di spessore come: Pininfarina, Ermini, Abarth, Vignale, Zagato, Nardi, Ghia


Tornando a noi, l’auto riversava in condizioni pessime su ogni versante, ma a suo favore c’era il particolare non da poco che l’auto era completa in ogni sua parte. Tutto originale: motore, cambio, telaio…


Abbiamo cominciato con lavori di lattoneria e carrozzeria rinforzando la struttura nei punti chiave.
Il suo motore è stato sapientemente revisionato e messo da parte lasciato integro per la sua originalità ed è stato sostituito con una versione leggermente successiva (1100 H Lusso) già di serie più performante (43 CV contro i 36 CV del motore originale).


Gli interventi su quest’ auto sono stati innumerevoli perché la nostra idea iniziale era non di ricreare una vettura con specifiche da gara dell’epoca ma proprio sentirci noi i ragazzi che negli anni ’50 si adoperavano per la prima volta nella modifica di queste vetture per cimentarsi in gare in salita o di regolarità, scoprendo piano piano ogni sfaccettatura positiva o negativa della vettura.


Così abbiamo fatto, siamo partiti con le modifiche al motore abbiamo alleggerito il volano, abbassato la testa aumentato la cilindrata da 1089 a 1280 cc, rettificato albero motore, adottato pistoni stampati, albero a camme ricavato dal pieno con terminale di scarico diretto, mentre riguardo l’aspirazione abbiamo optato per un collettore del 1100 R (che ci sembrava il più adatto essendo molto corto e diretto), il tutto per inserire un carburatore Weber DCOE da 36 doppio corpo orizzontale dell’epoca con tromboncini ricavati dal pieno.


Finiti i lavori di meccanica e di carrozzeria siamo passati all’alleggerimento del corpo vettura eliminando i cristalli del lunotto e degli sportelli, asportando anche il loro pesante ingranaggio, sostituiti con i medesimi in policarbonato. Abbiamo anche rimosso ruota di scorta, sostituito panchetto anteriore con due sedili sdoppiati a guscio dell’epoca, alleggerito tamburi, rimosso paraurti anteriore e posteriore, sostituito i cerchi in ferro con un corrispettivo moderno in acciaio, sostituito serbatoio di serie con specifico da competizione e rimozione del superfluo nell’abitacolo apportando così una differenza complessiva di oltre 140 kg portando la vettura a pesare 750 Kg contro gli 890 di serie.


Dopo di che abbiamo apportato ulteriori modifiche ed alcune finezze estetiche come l’inserimento di manometri: pressione olio e temperatura più temperatura acqua in un’apposita plancia disegnata per continuare il cruscotto senza forarlo come il più delle volte si vede, volante Nardi originale dell’epoca, pedaliera in alluminio, cinture a tre punti, contagiri elettronico e strumentazione per la rilevazione di tempi e velocità nelle competizioni arrivando poi pian piano a modifiche più sostanziose come l’assetto con balestre centinate, molle ribassate, ammortizzatori regolati per uso sportivo.

La macchina è stata completata da circa quattro mesi e vederla scorrazzare per le nostre colline toscane è davvero una soddisfazione, tutte le volte che entri in curva un po’ più “spinto” ti sale un po’ di paura e ti balza alla mente il sudore, la fatica, i chilometri percorsi e sacrifici che tre ragazzi di vent’anni hanno dovuto fare per dare luce a questo macinino, poi però dalla curva se ne viene fuori scivolando un po’ con il posteriore, sempre bella composta e allora si sorride e ci si rende conto di quanto questa macchina abbia unito un’amicizia, di quante persone hai conosciuto, di quante si sono approfittate della nostra giovane età e della nostra inesperienza, ma soprattutto di quante ci hanno preso sotto la propria ala aprendoci le porte di questo mondo magico che è l’automobilismo d’epoca.

di
Lorenzo Testai
Edoardo Caponi
Simone Bertini

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