McLaren 570S: La più grande sorpresa dell’anno – Video Test

Non chiamatela Baby McLaren …

Non sono curioso. Non sono eccitato. Sono stupido.
Durante il briefing in McLaren faccio anche l’annoiato mentre si parla del futuro ibrido e della tecnica avanzatissima che stanno sperimentando. Però la 570GT, versione meno pistaiola di quella per cui sono seduto su queste belle poltrone, mi sorride in abito nero con il cofano posteriore aperto in stile Jaguar E-Type, dunque la mia voglia di conoscere quella che credevo essere la Baby P1 va crescendo prepotentemente. Non aver mai provato una qualunque McLaren mi da parecchio fastidio. Insomma nessun approccio poteva essere più sbagliato da parte mia, me ne sto accorgendo sempre più velocemente finché la responsabile del briefing dice a me e Stefano (uno dei nostri due operatori, l’altro si sta ancora mangiando le mani) che la 570S in prova ha un telaio che pesa 75 kg. Praticamente molto meno di me. 570 cv su un telaio monoscocca in carbonio da 75 kg. Da quel momento inizio a sentire un fuocherello nel petto che ancora non mi passa.


Partiamo da Milano, dobbiamo attraversare la Francia del sud per raggiungere Montecarlo e consegnare la macchina dai ragazzi McLaren che aspettano noi e altri tester arrivati da mezza Europa. Siamo liberi di scegliere il come. A Differenza dei nostri colleghi (super-organizzatissimi e belli incamiciati) io e Stefano partiamo con due borsoni da allenamento, occhiali da sole, maglietta degli 883, playlist con Pantera e Metallica pronta in USB, zero pianificazione, zero prenotazioni. Immaginateci tutti gasati in autostrada che facciamo di tutto per non sembrare professionisti. La macchina è viva. Tutto avremmo pensato, meno che questa sensazione. Ce lo ripetiamo continuamente per tutta la durata del viaggio. La pioggia leggera di Milano diventa presto un vero e proprio temporale, non tolgo la funzione “Track” neanche se viene a nevicare, ho intenzione di fare TUTTO il viaggio in “Track”. I ragazzi della McLaren ci ricordano cordialmente di andarci cauti con questi 570 cv su 1.300 kg, perché, sopratutto con i controlli disinseriti, la nostra S può rivelarsi tricky. A dirvi la verità questa nobile inglesina (nonostante una potenza significativa) si rivela tale, trattandomi con riguardo già dai primi chilometri. Sì, pattina, scalpita, le PZero Corsa fredde si disperano quando chiedo loro troppo sul bagnato, ma, sinceramente, con questa meraviglia di telaio, sospensioni e sterzo, mi sento di averla in garage da settimane. Questo non intacca la sensazione di essere su qualcosa di speciale.

Arriviamo a sera sulla costiera di Alassio rimbombando con gli scarichi bollenti in faccia a tutti i muri del centro città. Qui non ha piovuto. Passiamo piano tra le case e i negozi già chiusi, è fine settembre, la stagione estiva si è portata via tutto e c’è una bell’aria di desolazione pre-autunnale che con la nostra livrea arancione sta una meraviglia. Se ne accorge anche l’unica bambina presente, confonde la nostra 570S per qualcosa di più Sant’Agatiano. Solo la prima di una lunga serie. Stesso discorso per cui una Fiat Coupé rossa negli anni ’90 veniva chiamata Ferrari da un discreto fronte di individui poco attenti. “Mah” per la bambina, “mah” per quegli altri, “mah” per me che presto attenzione a queste cretinate mentre sto scendendo da una delle migliori sportive dell’anno. Le portiere a farfalla sono veramente una grandissima invenzione. Ci sono poche cose al mondo che ti presentano ai passanti meglio di una portiera che si apre verso l’alto. Ce la guardiamo e riguardiamo parcheggiata nel bel mezzo di una Alassio semi-deserta. Eppure siamo abituati. La McLaren ci fa l’effetto prima volta, non è poco. Tira un ventaccio strano dal mare, ma siamo troppo contenti e affamati per interessarcene. La spiaggia arriva letteralmente alle porte d’ingresso dei ristoranti e negozi che si srotolano su tutto il lungomare. La sabbia bagnata raggiunge e sfiora le sedie rimesse e gli ombrelloni chiusi, Stefano e io non riusciamo a spiegarcelo. Dunque ordiniamo spaghetti con le vongole e vino bianco.

La Francia ci accoglie con un muro d’acqua, segnali stradali che a fari bassi non si vedono e a fari alti ti rifanno faccia, pedaggi che costano più di quanto abbiamo speso per la benzina, asfalto nero non drenante. Il terzo mondo.
Ancora una volta la McLaren si dimostra una compagna di viaggio impeccabile, non facendo una piega nonostante gli pneumatici supersportivi e la mia auto-scommessa di fare tutto il viaggio in Track mode, qualunque cosa accadesse.
Fermo nell’unico autogrill della nazione, con il mio cellulare dallo schermo spaccato e pieno di scotch provo a prenotare una camera per la notte vicino le strade del Turini, dove vorremmo fare qualche ripresa l’indomani. La Francia ci odia. Paghiamo due Sprite come Blue Label, sotto la tettoia ci piove in testa, io sono l’antitecnologia per eccellenza e prenotare una stanza mi risulta più difficile che mettere di traverso una Bugatti EB110. Ne trovo una che sembra buona a pochi km dal Col de Turini. Peccato che un’ora dopo realizziamo trattarsi di un bed and breakfast, chiuso, ma sopratutto che si trova in fondo ad una strada sterrata, larga forse due metri e mezzo (la McLaren è larga due metri e dieci), in picchiata giù per un monte sbriciolato. Sarebbe il momento di inserire almeno un minimo controllo elettronico e smetterla con questa scemenza del Track mode obbligatorio. Ovviamente è tutto buio pesto, viene giù acqua a secchiate e si vedono solo i nostri fari in tutta la valle. Vado giù a piedi confidando nel freno a mano elettronico della 570S bestemmiando mentre mi copro con un cappuccio di fortuna contro la tecnologia che ci ha privato del senso di solidità che dava la sacrosanta leva sul tunnel centrale. Busso alla porta, telefono, citofono, tiro sassi. Niente.

Mi inquieto, Stefano abbandonato da cento metri sopra mi chiama preoccupato, dato che non mi faccio vivo da dieci minuti e c’è tutta l’aria del film horror. Dal basso mi accorgo ancora meglio di quanto sia ripida la strada su cui dovrò far scendere la 570S, che ora mi guarda divertita con i suoi faretti a forma di stemma McLaren. Tanto non lo tolgo il “Track”.
Se fosse stata una supercar degli anni ’80 o ’90 non avrei avuto scelta, dunque mi calo nel mio sedile contenitivo nero e arancio bagnandolo tutto, non tocco i manettini di Powertrain e Handling e inizio la discesa sulla breccia e l’acqua che scorre giù gelida verso la fine della discesa. Arriviamo giù intatti, ma con gli scarichi che tuonano nel silenzio più assoluto riesco a svegliare il proprietario tipicamente francese che esce fuori in mutande e ci guarda tipo cerbiatto di fronte alla venuta degli extra-terrestri. Con il mio francese scolastico dico al tizio che ho prenotato e lui non capisce nulla in preda al panico. Pensate se vi parcheggiasse una McLaren fuori casa alle 2 del mattino quando siete abituati a pecore e capre, con evidente barriera linguistica, sonno fase REM e mutanda bianca con infradito. In completo stato confusionale ci infila in una stanza così distribuita: letto matrimoniale dimensioni peruviane (ci entriamo abbracciati forse) posizionato al centro della stanza, con vasca attaccata dietro e bagno senza muri. Siamo talmente distrutti che siamo disposti anche a starci, considerando che dormiremmo tre ore scarse prima di riprendere la McLaren e iniziare i test fino alla sera successiva, non c’è da fare le fighette. La faccia del terrore che ho visto sul volto di Stefano non me la posso scordare nel momento in cui hanno bussato alla porta. Il gelo. La scena da film horror si ripropone al peggio. Fortunatamente il francese in mutanda bianca voleva solo spostarci nella nostra vera camera, che nel frattempo aveva capito essere una normale, non da ammucchiata svedese (ma sempre senza porta del bagno).

C’è il sole. A tavola ci sono un miliardo di cose strane per fare colazione ma dall’alto della nostra italianità non facciamo altro che mangiare prosciutto e pane, lasciando tutta la 0,4 di “caffè” che ci hanno portato. Due inglesi sulla sessantina ci fissano un po’ prima di farci i complimenti per la macchina. E mi ricordo il perché ci troviamo in quello stato confusionale post apocalittico non-so-dove in Francia. Tipico del nostro lavoro; dopo una notte del genere al fondo di 500 km e con 3 ore scarse di sonno, arrivano il beep beep dell’allarme, il lampeggio degli indicatori, il rumore degli organi meccanici che si svegliano e tutto si azzera in un attimo. Siamo pronti alla prima giornata di test sulla Route Napoléon, strada che si dice sia epica da percorrere in auto o in moto. Non ci siamo mai stati, ma da qui si inizia a guidare sul serio. Su “Track” ci sono da quando ho messo il muso fuori dal concessionario, ora spegniamo i Metallica e vediamo come va questa ragazza di Woking.

Davide Cironi

 

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