Un pomeriggio per scoprire la Escort RS Cosworth

FORD ESCORT RS COSWORTH

Una domenica pomeriggio d’estate, cielo sereno, sole basso e la tremenda voglia di provare una delle più famose auto sportive degli anni novanta: questa Ford Escort RS Cosworth che finalmente torna a respirare dopo un lungo periodo di inattività.

Nell’attesa, seduto sulle scale di casa, penso e ripenso a lei. Sento in lontananza un ruggito, eccola avvicinarsi lentamente fuori casa mia con aria arrogante e con quell’ imponente alettone. Tutti i passanti si girano ad ammirarla.


Salgo a bordo come passeggero e dopo i saluti con il proprietario ci dirigiamo verso il primo distributore di benzina. Con un’auto così non si passa inosservati: parafanghi allargati, minigonne, prese d’aria sul cofano motore e doppia ala posteriore che ancora oggi intimidisce tutti. Arrivati alla prima stazione di servizio non facciamo in tempo a scendere che si avvicina un uomo con aria curiosa assieme a suo figlio per osservarla, dopo essersi avvicinato con tono scherzoso dice: “Complimenti bella macchina… Non è che per caso è in vendita”?

Fatto il pieno continua ad arrivare gente al distributore, ma non per fare rifornimento, solo per osservare la Cosworth e per fare domande. Non avrei mai pensato che un’auto del genere potesse suscitare così tanto interesse ancora oggi nella vita di tutti i giorni…
Attraversata la cittadina di Cividale del Friuli imbocchiamo la strada, piena di curve e tornanti, che porta al Santuario di Castelmonte per liberare un po’ la belva. Il rumore del motore si fa sentire, nei tornanti rimane composta e si sente un po’ lo sfiato della pop-off. Sembra divertente da guidare, ma questo lo sappiamo tutti.

 

Questa Escort è mossa da un motore Cosworth longitudinale, 4 cilindri in linea bialbero, 16v, 1993 cc, sovralimentato da un turbocompressore Garrett (T3/T04B) a 0,8 bar che eroga una potenza massima di 220CV (162kw) a 6250 giri, 299 Nm a 3500 giri. La trasmissione è composta da un cambio meccanico a 5 rapporti, trazione integrale permanente con differenziale centrale epicicloidale, anteriore e posteriore Ferguson, la coppia è ripartita al 34% sull’asse anteriore mentre al 64% sull’asse posteriore, monta sospensioni anteriori McPherson, posteriori a ruote indipendenti con tiranti trasversali, ammortizzatori a gas e molle elicoidali… Il tutto per un peso di 1275 kg, ma anche questo lo sappiamo tutti.


Finalmente è arrivato il momento tanto atteso; apro la portiera e mi siedo subito al posto di guida. Metto in folle, giro la chiave e impugno il volante con entrambe mani. Al suo interno è tutto piccolo e solido, poche cose sul cruscotto, giusto l’essenziale. La cosa che mi attira di più è il contagiri e lo strumento pressione turbo che fisserei per tutto il giorno.
È ora di muoversi, inserisco la prima e mollo dolcemente la frizione per partire, percepisco subito una sensazione di rigidezza e stabilità dell’auto ma non mi sento per niente sicuro… è tutto così strano, sembra quasi che l’auto mi dica di stare attento a ciò che faccio con lei, procedo lentamente per conoscerla meglio. Sterzo preciso, il cambio è in buonissime condizioni su questo esemplare, la frizione è molto leggera a differenza di quello che immaginavo, il pedale del freno invece è duro, sembra non frenare al primo contatto, inserisco la terza e premo sull’acceleratore.

A poco meno di 4.000 giri arriva il cosiddetto calcio del turbo. Si sente una gran spinta, a fine contagiri inserisco la quarta e mollo dopo qualche istante l’acceleratore, motore e scarico fanno una melodia spettacolare, scalo in terza per affrontare la curva e così via per tutta la strada con il sorriso stampato in faccia.

L’auto è stabile ed ancorata all’asfalto anche se le gomme sono un po’ vecchiotte. Come provo ad aumentare il ritmo tra una curva e l’altra capisco subito perché avevo avuto quella sensazione intimidatoria all’inizio della mia prova. Queste turbo anni 90 erano e sono divertenti, veloci, belle, ma appena si esagera è facile trovarsi in situazioni disperate. Se non si è abituati a correre con queste auto della vecchia guardia, bisogna fare chilometri e chilometri per entrare nelle loro grazie.


Sono le sette ed arrivata l’ora di riconsegnare l’auto al proprietario, ma riesco a strappare ancora qualche chilometro per godermela un po’ tra le curve. Alla fine esco dall’auto contento come un bambino quando va alle giostre… Guida pura, trasmette tante emozioni soprattutto perché si sente ogni cosa; la meccanica dell’auto, la strada che si percorrere e il suono del motore che potrei sentire per ore. Non avrà una potenza da supercar ma basta e avanza quello che offre il motore per divertirsi anche in un momento storico nel quale ogni station wagon da famiglia può contare su una potenza analoga.


Credo che se mi venisse data per 24 ore ne passerei 23 a guidarla per sentire quel motore cantare con il turbocompressore che sfiata su ogni strada che io conosca, l’ultima ora la passerei ad ammirarla perché nonostante abbia 26 anni è ancora dannatamente bella con il suo mega alettone e quelle prese d’aria sul cofano.

Testo e foto di Federico Manzato 

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