TOURIST TROPHY 2016: L’Europa in sella a due R6 (SECONDA PARTE)

KING OF THE MOUNTAIN – LE ROAD RACES HANNO INIZIO

Negli anni ho sentito centinaia e centinaia di motociclisti accendersi come olio sul fuoco discutendo animosamente del leggendario Tourist Trophy. Quanto sarebbe bello approdare su quell’isola, vedere con i propri occhi la gara più pazza del pianeta, strusciare le saponette sull’asfalto che ha visto sgomitare i più grandi piloti della storia del motociclismo: da Joey Dunlop a Giacomo Agostini, da Mike The Bike a John McGuinness, passando per “il Cannibale” Ian Hutchinson, il simpaticissimo Guy Martin, finanche allo stesso Valentino Rossi (presente qualche anno fa per un giro “turistico”).
Dopo aver visto con questi occhi l’importanza dell’evento di cui stiamo parlando non posso far altro che invitare tutti quei centauri, almeno una volta nella vita, a realizzare questo grande sogno comune…

Ripartiamo da dove ci eravamo lasciati…
E’ la fine di Maggio ed il traghetto sul quale siamo imbarcati ha lasciato la costa inglese da oramai quasi due ore. Il vento soffia potente, sembra quasi intuire l’eccitazione generale dei passeggeri spingendo la nave a destinazione qualche minuto prima. Un insolito caldo sole inglese si riflette nella mia birra. Il ponte della nave è gremito di bikers.
Siamo tutti impazienti di scorgere le spiagge di Man… e d’un tratto, come in un film, si sentono le prima grida: Terra!
Quando l’imbarcazione è ancora a 100 metri dal porto già si sente l’inconfondibile suono dei cilindri che pestano benzina. Altri 50 metri e i miei occhi non possono credere alla quantità di gomma che vedo rotolare su quelle strade. Non ce la faccio più. Devo scendere!
Realizzo solo ora dove sono, come ci sono arrivato e provo una gioia infinita…
Purtroppo non posso godermi a pieno il momento, sono le sei e non abbiamo un posto dove dormire. Iniziamo un interminabile giro di chiamate ma nessuno ha una piazzola per noi. Decidiamo di recarci personalmente presso l’unico camping che non accetta prenotazioni: il Metzeler Village.
Situato a pochi metri dal centro di Douglas, è un campeggio autonomamente munito di tende, bagni, sala relax e tutto quello che può servire a pernottare sull’isola per giorni. In pochi minuti, con infinita pazienza e cordialità, lo staff ci trova una sistemazione. Siamo salvi!
Nottetempo prendiamo le moto (per la prima volta senza borse al seguito) e andiamo a festeggiare in città. Quell’ultima birra pone fine ai ricordi della serata.

Quattro sono le gare che non si possono proprio perdere: Superbike, Supersport 1 e 2, Superstock 1000cc.
Spalmate nell’arco di una settimana abbiamo il tempo di gustarcele da diversi punti del tracciato: misto stretto, Mountain ed un paio di punti-salto sono posizioni doverose da cui osservare una road race.
Il primo giorno decidiamo di trovare una location che permetta di scattare qualche foto “ambientata”. Una esse tra gli alberi ci dà molte sicurezze al riguardo.
Quando il primo dei piloti si catapulta davanti l’obiettivo realizzo che sarà un arduo compito fotografarli. La velocità che portano tra le curve di quel tracciato mi lascia senza fiato. Condurre una moto a quell’andatura su di una strada “normale” è qualcosa che il cervello umano si rifiuta di concepire come possibile.
Sono delle superbike da 330km/h lanciate come sassi dallo spazio, le gomme accartocciate sull’asfalto come carta incendiata, il suono del gas spalancato tra le esse è un ricordo ora indebile nella mia mente.
Contro ogni mia aspettativa non è Hutchinson a portarsi a casa la classe più ambita ma il giovane Michael Dunlop a bordo della BMW Hawk con un impressionante best lap di 16’53″929 (nuovo record con una media di 215,142 km/h ed una velocità di punta di 313km/h). Segue subito dietro il trentasettenne Ian Hutchinson sempre su BMW, sul terzo gradino del podio l’intramontabile McGuinness.

La gara della Superbike è seguita dalle prove dei sidecar. Uno spettacolo mozzafiato! Il copilota che funge da contrappeso è l’espressione massima della follia dilagante e degenerata che si respira sull’isola. La schiena ad un centimetro dalla montagna, mantenuto a bordo dalla sola forza delle braccia e provvisto di una fiducia illimitata nei confronti del conducente. Questi proprio non conoscono paura!

Il giorno successivo è la volta delle Supersport 600cc (gara 1) e le Superstock 1000cc. Sono troppo curioso di vedere cosa potrebbe fare la “mia moto” vestita da competizione e guidata da un manico senza eguali. Forza Hutchy!
Decidiamo di spendere la giornata gustandoci i piloti atterrare giù dal ponte. Appena arrivati sul posto ci rendiamo conto di aver scelto lo spot più ambito. Non trovando uno spiraglio libero per scattare foto decidiamo di risolverla da veri italiani: si bussa alla prima porta utile e si chiede di poter vedere la gara dalla finestra. Non ci crederete ma ha funzionato! Gli abitanti dell’isola sono cordialissimi e sono contenti di poter offrire ai visitatori un caffè ed un balcone vista gara.
Come descrivere una moto venir giù da un ponte ai cento all’ora davanti alle facce attonite di centinaia di fan? Lascerò a questa foto marcata “Drive Experience” l’arduo compito…

Per la mia gioia Ian Hutchinson su Yamaha r6 e BMW S1000RR Tyco sale sul gradino più alto del podio in entrambe le categorie.
Sfortunato Michael Dunlop (sempre su BMW S1000RR) che si ritira a causa della rottura della leva del cambio nella Stock1000 e viene squalificato per moto non conforme al regolamento dalla Sport600.

E’ la fine di Maggio e oggi non ci sono gare in programma. Decidiamo di approfittare visitando l’isola in moto. Tengo a precisare che il limite dei 60km/h vige quasi per tutto il tracciato di corsa. Non preoccupatevi! Sono presenti cartelloni luminosi che avvisano quando la zona montuosa del circuito viene chiusa, predisposta per essere percorsa in un solo senso di marcia e senza alcun limite di velocità. In quelle ore un numero spropositato di bikers si precipita a ritagliarsi un pezzo di gloria personale affrontando il “Mountain” al massimo delle proprie possibilità.
Stranissimo il feeling che si prova di fronte all’ingresso di quel tratto stradale. L’adrenalina che sale inesorabile… è qualcosa che ricerco instancabilmente da quando sono nato.
giù la visiera, dentro la prima e la catena inizia a girare trascinandomi verso la prima curva. La via è libera, l’asfalto una tavola. Affronto il primo chilometro con la prudenza di chi ha ancora le gomme fredde e non conosce il tracciato. Dopo poco mi rendo conto che si tratta di una serie di larghe curve raccordate tra loro da lunghi rettilinei. La vena si tappa, la mano destra non ragiona più e srotola la manopola del gas neanche sapessi esattamente dove sono e cosa io stia facendo. Le marce si susseguono veloci fino alla sesta. Neanche il baratro alla mia destra riesce a farmi rinsavire dal mio stato di trance.
Il tratto stradale senza limiti di velocità si chiude con una serie di birilli, è solo in presenza di quest’ultimi che sento i nervi stretti nel mio guanto destro rilasciare l’accelleratore. Solo quando alcuni motociclisti che ho incontrato sulla mia strada mi fanno un cenno inequivocabile capisco di aver esagerato. Non mi piace correre su strada ma… Al diavolo! E’ il mio primo passaggio sul Mountain ed è stato giusto cosi!

E’ arrivato l’ultimo giorno di gare nonchè uno dei più ricchi di tutta la settimana! Il programma prevede: Supersport 600cc (gara 2), prove del Senior TT e TT Zero (moto elettriche).
Anche oggi il sole splende solitario nel cielo blu. A detta degli abitanti del posto non si è mai visto un TT cosi fortunato dal punto di vista metereologico.
Decidiamo di trovare un punto strategico che ci permatta di muoverci durante la giornata per poter godere delle gare in programma da diversi punti del tracciato. Le piccole strade secondarie rappresentano l’unica via per raggiungere il nostro obbiettivo. L’anello principale verrà chiuso al traffico appena gli spettatori avranno trovato una location da dove osservare la competizione. Appena trenta minuti dopo la chiusura delle strade i piloti effettuano il primo dei quattro passaggi.
Posizionati nel misto tra gli alberi godiamo dell’ennesima vittoria di Hutchinson su Yamaha R6. Anche la gara 2 della Supersport la porta a casa lui!

La pausa tra le 600cc e i 1000cc rappresenta il momento giusto per saltare in sella, direzione Mountain, e godere delle altre gare in programma.
Un’esile stradina di montagna si rivela l’unica via percorribile nonchè una delle più grandi sorprese dell’isola! Questa stretta lingua d’asfalto ci conduce nel cuore di Man. Il silenzio ci avvolge, siamo circondati da verdi prati letteralmente invasi dalle classiche pecore dalla testa nera, icone del Regno Unito. Abbiamo percorso solo pochi km, l’orizzonte è totalmente cambiato e il suono dei motori preparati da gara è solo un lontano ricordo.
Un po’ disorientati continuiamo a trottare in questo angolo di paradiso fino a venire rigettati impetuosamente nel grande circo della Road Races, ci siamo! Il Mountain!!!
Neanche il tempo di appoggiare le moto sui cavalletti e dobbiamo precipitarci a bordo pista. Il suono dei “milloni” a tutto gas è inconfondibile, le prove del Senior TT sono iniziate.
Qui lo spettacolo della Road Race più famosa al mondo diventa unico e imperdibile. La velocità con la quale i piloti affrontano il tratto di montagna è surreale.
Il baratro che corre alla loro destra è un inno alla Morte ed i loro occhi concentrati sotto la visiera un ghigno di risposta. Restiamo senza fiato per quasi tutta la durata delle libere. Ci restano solo 2 giri per regalare ai nostri lettori qualche scatto di questo passaggio cosi imbracciamo le fotocamere ed immortaliamo il folle passaggio sulla Montagna.

Segue il TT Zero del quale porterò con me solo il triste ricordo del suono delle gomme che rotolano sull’asfalto. Le velocità restano proibitive ma il rumore della benzina che scoppia e si fa strada urlando attraverso lo scarico è un fondamentale che reputo imprescindibile.

Concludiamo la giornata mangiando una pizza sul porto di Douglas, la mente ancora a bordo pista. Con estrema sorpresa una squadra di aerei da acrobazia, proprio sulle nostre teste, si esibisce per inneggiare alla fine delle gare. Domani sarà il nostro ultimo giorno sull’isola e non vogliamo proprio andar via.
Decidiamo di impiegare le nostre ultime ventiquattro ore a Man facendo su e giù dal Mountain a gas spalancato ma veniamo interrotti dalla chiamata del dirigente del Metzeler Village Camping:
Lui: “Ragazzi cercate di essere al Village per le 6 pm ché avremo ospiti tutti i piloti”.
Noi: “Serio? Saremo li per le 3”!
Non ci lasciamo scappare l’occasione di scambiare qualche parola con gli uomini più coraggiosi sulla faccia della terra, qualche piccola intervista, una stretta di mano ed un autografo sulle nostre R6 dal “King of the Mountain” Ian Hutchinson.

E’ giunto il momento di salutare questo luogo incantato che si è preso per sempre un pezzo del nostro cuore e della nostra memoria. Quale modo migliore per un triste addio di saltare sulla moto e andare a godersi un bel tramonto in solitaria. Guidiamo senza una meta precisa, in direzione del sole che scende sul mare. Troviamo in una spiaggia quella tranquillità che si fatica a trovare sulle strade intasate di motociclisti. Proprio su quei promontori, con una birra ghiacciata in mano, la musica che arriva lontana dai locali in festa, ritrovo un po’ di lucidità e mi rendo conto che di volta in volta, di tramonto in tramonto, siamo quasi arrivati a quella che sembrava essere soltanto un’idea, l’idea di due ragazzi che avevano sognato troppo in grande, e invece eccoci qui. I verdi paesaggi e le scogliere vertiginose già lasciano presagire le meraviglie che ci attendono di lì a poco sulla meravigliosa Isola di Skye.

Bray Hill

 

 

To be continued …

 

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