TOURIST TROPHY 2016: L’Europa in sella a due R6 (PRIMA PARTE)

Non ti puoi considerare un vero motociclista se non hai mai sognato di mettere le ruote sulle strade più folli d’Inghilterra, su quell’isola che vive di corse, di benzina che brucia, di cilindri che scoppiano fragorosi, scarichi assordanti e di una passione che ha il sapore dell’immortalità: le Road Races.

Con questo articolo non voglio però “solo” raccontare di un sogno che si avvera, di quella pazza isola e degli eroi in tuta e casco che la rendono unica al mondo, io voglio raccontare una storia lunga 8.500 chilometri, percorsi in giro per mezzo continente, a bordo di due Yamaha R6.
E’ la storia di due ragazzi, due moto, una tenda ed il minimo indispensabile per sopravvivere ad un lungo viaggio.
Trenta giorni in sella, in giro per nove diversi paesi dell’Europa occidentale: Italia, Svizzera, Francia, Inghilterra, Isola di Man, Scozia, Olanda, Belgio e Lussemburgo.

Come ogni racconto di viaggi che si rispetti voglio partire dall’inizio. Voglio partire da “casa” e dal caldo abbraccio del mio letto….

Non dimenticherò mai il feeling della sera prima della partenza. Difficile chiudere gli occhi e riposare. Un’autostrada di pensieri e preoccupazioni che ti attraversano la mente: “Ma cosa stiamo facendo? Un intero mese in sella… quasi 10.000 chilometri… Io non ho una BMW GS1200!!!”. Quando poi arriva la mattina  quegl’incubi svaniscono lasciando posto ad un’irrefrenabile voglia di partire, di mettersi alla prova, di vedere quanto sia grande il mondo in sella alla mia bella.
Una breve colazione al bar, quella sigaretta fumata accarezzando il serbatoio, gli ultimi saluti…
Un passante si ferma incuriosito da questi cavalli da corsa carichi come muli… “Dove siete diretti ragazzi?”
La nostra risposta è già una gran soddisfazione… “L’isola di Skye! Nord della Scozia”.
Aveste visto la faccia che ha fatto! Ogni volta che ci ripenso mi vien da ridere.
Un rapido sguardo alla cartina e il primo dei 4 cilindri scoppia. Si parte!

Il primo giorno passa velocissimo e ci porta fin sotto le pendici del Gran San Bernardo al confine con la Svizzera. Si monta la tenda e ci si addormenta ad un metro dalle moto. L’entusiasmo è alle stelle.

La Svizzera si rivela tanto bella quanto snervante da affrontare a bordo di una supersportiva. Ci si ritrova immersi tra le montagne, temperature pungenti e viste mozzafiato, bellissime strade tortuose ricche di tornanti. A rovinare questo paradiso sono gli autovelox ed i folli limiti di velocità che costringono i nostri 4 cilindri a singhiozzare ai 60km/h. Dobbiamo fuggire da questo diavolo tentatore o al ritorno, ad aspettarci a casa, troveremo pile e pile di contravvenzioni.

Attraversiamo la Francia veloci come la pioggia incessante che cade dal cielo, la stessa che sta bagnando le nostre visiere da oramai 2 giorni. Eravamo stati avvisati! Dacchè si ha memoria non è mai esistito un motociclista che sia riuscito ad attraversare questa nazione senza mettere a dura prova il suo abbigliamento “waterproof”. Le nuvole sulle nostre teste si addensano, il cielo si fa sempre più livido e quel ticchettìo costante sui nostri caschi è oramai quasi un dolce ricordo. E’ arrivato il diluvio e non si può più proseguire.
Troviamo riparo presso un camping comunale nella città di Epernay che scopriremo più avanti essere famosa nel mondo come la città dello champagne. Il suono della pioggia che si infrange sulla tenda ci ricorda quanto difficile e faticosa sia stata la nostra giornata. Non ci si butta giù! Non potrà piovere per sempre!
Quanto brutto sia stato svegliarsi l’indomani e scoprire che invece può piovere per sempre non ve lo starò qui a dire. Oggi non c’importa. Oggi si va in Inghilterra.
Ricordo le poche parole di quella mattina: “Buongiorno!” .. “Buongiorno!”. Giù il caffè, su il casco, giù la visiera.
Dopo poco stiamo sfrecciando sulle autostrade francesi tra camion che alzavano nubi d’acqua sporca e un forte vento che ci scuote le spalle.
Tempo due ore e siamo a Calis in fila per salire sul traghetto che ci porterà in Gran Bretagna. Perchè il traghetto e non il tunnel? Bhè a me piace viaggiare alla vecchia maniera: niente tom tom, nessuna comodità superflua e quindi niente tunnel! In realtà la vedevamo solo come un’occasione per risparmiare qualche euro riposando le nostre stanche natiche un’oretta in più.

Il primo impatto con il suolo inglese è assolutamente traumatico. Guidare sul lato “sbagliato” della strada non è cosa che capita tutti i giorni ma è la prima rotonda che ti manda assolutamente fuori di testa! Poi ci sono loro: gli inglesi. Guidano come fulminati e costringono anche te a farlo. Dopo poche miglia ci rendiamo conto che quel numero affianco alla scritta “London” sui cartelli è diventato piccolissimo. Piccola pausa all’area di servizio, un veloce sguardo all’orologio e un dolce pensiero inizia ad accarezzare le nostre menti: stasera si dorme a Londra!
La città è sconfinata. Il traffico, infernale! Decidiamo di seguire le indicazioni “London central” nonostante noi non avessimo uno straccio di prenotazione in hotel, ostello o B&B. A dire il vero noi, oggi, non credevamo neanche di arrivarci a Londra!
In pochi minuti, mentre ancora ci interroghiamo sulla strada da seguire per il centro città, con immenso stupore, alziamo gli occhi al cielo. Siamo fermi al semaforo e davanti a noi si erge un’imponente costruzione: “Cristo! Ma quello è il Big Ben!” … ce l’abbiamo fatta davvero.
Tempo di accostare le moto al margine della strada e siamo alla disperata ricerca di un ostello dove passare la notte.
Mi torna in mente la chiamata a casa di fine giornata: “Ciao mamma! tutto bene!. Stamattina ero in Francia e stasera vado a fotografare Londra”.

Ricordo di essermi sentito onnipotente nel pronunciare quelle parole…

Dopo due giorni ben spesi nella capitale Inglese è finalmente giunto il tempo di ripartire, ci attende il traghetto per l’isola di Man. La strada sarebbe elementare: Londra-Liverpool, 250 chilometri, si trova il porto, check-in e siamo per mare. Noi però abbiamo tempo e fame, fame di vedere cos’ha da offrire la bella Gran Bretagna cosi puntiamo la bussola ad Ovest. La direzione è Stonehenge.
Difficile spiegare l’emozione di vedere qualcosa che hai sempre e solo visto nei libri di scuola stando seduto sulla sella della tua moto.
Devo ammettere di non essere rimasto impressionato dal sito archeologico in sè quanto più dall’aria mistica che lo avvolge. E’ qualcosa che ti senti sulla pelle, che respiri, ci si sente inevitabilmente piccoli fissando quelle enormi pietre apposte nel bel mezzo del nulla.
Una rapida foto ricordo e si torna “back on the road”.
E’ giunto il tempo di realizzare un sogno…

Non ricordo molto del trasferimento da Stonehenge fino al porto di Liverpool. Tanta era la voglia di approdare su quell’isola di cui tanto avevo letto e sentito parlare che tenni il gas spalancato per tutto il tratto autostradale. Ricordo solo di essermi voltato un paio di volte per controllare che le borse fossero ancora aggrappate alla mia Yamaha. Ad oggi posso affermare che se assicurate bene reggono ben oltre i 200 km/h.

In prossimità del porto di Liverpool si realizza veramente l’importanza del Tourist Trophy. Centinaia di motociclisti sgomitano per imbarcarsi per primi e le loro moto brillano sotto la luce del sole in centinaia di diversi colori e tonalità. Che spettacolo!…
Non avendo prenotato alcun biglietto per il trasporto via mare finiamo a chiedere informazioni all’addetto al check-in. Ci guarda come pazzi quando intuisce che siamo arrivati fin li dal centro Italia senza uno straccio di prenotazione!
Lui .. “Siete qui senza prenotazione?!!!”
Noi .. “Yes Sir!”
Lui .. “Siete completamente pazzi! Solitamente noi esauriamo tutti i posti disponibili 6 mesi prima dell’evento. Potete provare in Stand by. Magari qualcuno non si presenta e in quel caso vi facciamo salire a bordo”.
Aspettiamo quanto necessario ma non ci sono posti liberi. La delusione sul mio viso è talmente marcata da convincere quest’uomo a rivolgermi nuovamente la parola: .. “Ho chiamato su al porto di Heysham, hanno una nave che salpa tra circa 2 ore e vi ho fatto mettere in lista d’attesa, se sarete abbastanza veloci da esser li prima delle tre potete ancora sperare di approdare sull’isola prima di sera”.
Neanche il tempo di ringraziarlo per averci ridato speranza e siamo di nuovo sull’autostrada a gas spalancato. I miei occhi rimbalzano come scheggie impazzite tra i cartelli che segnano la distanza da Heysham e l’orologio al centro del contagiri.
Quando finalmente giungiamo al porto stanno già imbarcando le moto. E’ tardissimo! Giù il cavalletto e ci ritroviamo a saltare le scale tre a tre in cerca dell’ufficio accettazioni. Ci sentiamo fiduciosi…
Una breve conversazione telefonica con gli addetti all’imbarco e dalla cornetta del telefono riesco a sentire cinque meravigliose parole : “they are good to go!”…
Un indescrivibile sorriso ci si stampa indelebile sulle labbra…
Tra abbracci, sorrisi e un delirio di felicità spingiamo le nostre r6 verso la fila per l’imbarco. Siamo ultimi ma sicuramemte non c’è nessuno soddisfatto come noi.
Ce l’abbiamo fatta! Abbiamo appena sconfitto il sistema e sfatato un mito: si può andare a vedere il Tourist Trophy senza uno straccio di prenotazione!!!

Bray Hill

To be continued …

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