VIDEO: Ferrari 458 Speciale – L’ultimo V8 aspirato di Maranello

Quando Ferrari presentò la 458 Italia io feci un sorriso di soddisfazione e sollievo. La 430 era stata per me davvero difficile da apprezzare ancor prima di averne guidate alcune, già solo per l’impatto esteticamente frastagliato dell’anteriore, con quelle forzature in stile 156 F1 che portavano aria ai radiatori, unite ancor più goffamente da un elemento centrale (orribile e necessario) che finiva di devastare il muso. I gruppi ottici impersonali e figli dell’era “giapponeseggiante” non aiutavano il frontale a farsi riconoscere come appartenente alla famiglia del Cavallino (pensate ad una F430 grigia vista da davanti, senza stemmi. L’avreste indicata come una Ferrari)? Risolsero bene con la versione Scuderia, che finalmente si guidava anche come una Ferrari, nonostante la frizione singola tanto cara a qualcuno e che io non ho mai sopportato.

Poi è arrivata lei, la 458 Italia, la berlinetta perfetta. Finalmente cambio doppia frizione che giustificava la mancanza del coinvolgimento manuale, e qui devo aprire una piccola parentesi a cui penso da molto tempo: cosa c’è di bello nella sensazione di una cambiata elettroattuata a frizione singola, con quell’orribile colpo nella schiena e quel ritardo nell’apertura del gas che decide per te un computer neanche poi apprezzabilmente così veloce da renderti la guida piacevole? Secondo me assolutamente niente.

Se devo rinunciare alla mia abilità di cambiare con il pedale della frizione e di poter gestire accelleratore e cambio a seconda delle mie esigenze, almeno che questo sia per non avere più la minima perdita di tempo o stabilità. Questo successe per la prima volta sulla mia amata 458 Italia ma, fino a F430 compresa, il cambio F1 non mi aveva mai convinto (e non solo quello, ma tutti i cambi elettroattuati a frizione singola). Non capisco i nostalgici di quella botta in abitacolo tra una marcia e l’altra, l’unica sensazione che provocava in me era la paura che qualcosa si stesse sfondando nel vano motore. Cambiate manuali con selettore dieci a zero.

Quando ho visto le prime foto ufficiali della 458 Italia invece il mio cuore ferrarista ha avuto un sussulto di piacere. Quel tipo di emozione che capisce solo chi è cresciuto con l’amore per le rosse, incondizionato ma critico, facile da deludere tanta è sempre stata l’aspettativa. Ricordo come fosse ieri nel 1995 quando lessi per la prima volta la scheda tecnica della F50, rimanendo quasi offeso dalla velocità di punta che superava quella della F40 di un solo chilometro all’ora. Nella testa di una ragazzino queste cose sono importanti. Vi ricordate che ci affacciavamo a vedere i fondoscala di tutte le auto sportive parcheggiate? Quella era la prima cosa una volta. Pensare che oggi non so neanche dirvi quanto fa la 458 Speciale di punta. Il Davide di 24 anni fa me lo direbbe in un secondo, lui sapeva le schede tecniche di ogni singola auto a memoria.

La 458 Italia invece no, irruppe nel panorama mondiale come una game changer assoluta. Appena arrivata e per quasi un decennio a seguire, nessuna si è avvicinata a lei. Bella da morire, Ferrari in ogni millimetro, veloce come nessuna concorrente e finalmente con la faccia giusta, quella di chi si fa rispettare con le cattive maniere se necessario. Il triplo scarico che rendeva omaggio alla più cattiva Ferrari della storia fu la ciliegina sulla torta di Maranello. Sapevamo che sarebbe arrivata la versione Challenge o Scuderia anche per lei, sapevamo che sarebbe stata incredibile. Così fu. La chiamarono “Speciale” ed era speciale per davvero. Quello che non potevamo sapere era che sarebbe stata l’ultima con quel suono così prepotente e acido che tanto ci manca.

di Davide Cironi

Photo credit: ISSIMI

Ferrari 458 Speciale – l'ultima V8 aspirata di Maranello – Davide Cironi Drive Experience

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