(I vostri articoli) – BMW Z3: una scoperta da riscoprire

Dalla metà degli anni 70, poco più che adolescente, il regalo che per consuetudine chiedevo ad ogni compleanno era l’abbonamento ad una rivista di motori. Erano ordinate tutte in fila sullo scaffale della cameretta, rigorosamente affiancate l’una all’altra con il loro numero cronologico progressivo. Sfogliando il mensile soppesavo con razionalità le antagoniste della 127 prima e della Uno poi, quelle auto che potevo sperare fossero da lì a poco alla mia portata per un eventuale acquisto. Le fantasie irrazionali erano invece dirette verso altre direzioni.

Sognavo di auto mozzafiato dai colori vivaci e dalle linee sinuose, di accelerazioni brillanti su strade tortuose, di cavalli indomabili per moderni cavalieri. Erano i sogni nel cassetto che ogni adolescente probabilmente dovrebbe coltivare, indipendentemente da quale sia l’oggetto del sognare. A volte andavo a curiosare in soffitta, in un angolo, giaceva impilata da mio padre ed ormai inesorabilmente impolverata, una vecchia collezione di riviste anni sessanta, anche lì sognavo ad occhi aperti, probabilmente in bianco e nero, come la carta suggeriva. Fantasticavo che un giorno avrei acquistato un’auto da sogno, non un’auto come tante ma fine a se stessa, che immedesimasse l’essenza dell’auto, fatta di emozioni, luci, linee e colori.

Poi la vita conduce in altre direzioni. I sogni nel cassetto quasi si scorda di averli mai avuti, restano spesso irrealizzati, altre priorità, altre esigenze, altro modo di pensare, altri progetti più concreti e logici prendono il sopravvento. Tutto ciò ha un senso nel decorrere della vita, la concretezza prima di tutto. Una valanga di priorità si è affacciata sul davanzale della propria esistenza relegando i sogni di adolescente in profondi e sperduti meandri, fino a quando, inaspettatamente, capita l’imprevedibile. Superata la soglia delle 50 primavere, mentre accompagno la solida e concreta Subaru Forester a fare il consueto tagliando, succede ciò che non mi sarei mai aspettato. Nel piazzale delle auto usate noto in mezzo al folto gruppo un’auto che conoscevo ma che non avevo mai osservato attentamente, una BMW Z3. Mi avvicino a lei ed è un colpo di fulmine.

Come faccio a non averla mai vista prima come la guardo ora? È pazzesca! Bassissima, larga, una roadster… Linee mozzafiato. Chissà quanto costa? E come va? Cosa si prova a guidarla? Io abituato ormai da tempo a guidare SUV mi avvicino al capanno dove, seduto ad una scrivania, sonnecchia distratto il venditore di auto usate e così, vagamente, tanto per domandare… non che io sia interessato… così, per curiosità… <<quanto costerebbe?…posso provarla?>> Sono sorpreso dal prezzo relativamente basso. Si tratta di una Z3 1900cc otto valvole del 2000, una Z3 restyling come poi imparerò studiando le varianti dei due modelli che nel tempo si sono succeduti. I dettagli tecnici sono per me in quel momento insignificanti. Voglio provarla, questo è lo strano e imprevedibile desiderio che provo. Il venditore si presta gentilmente e con celerità ad esaudire la mia richiesta. Torna dopo qualche minuto con le chiavi in mano, mi apre con garbo la portiera lato guida ma io esito, non mi siedo << …. non piove…>> ho gli occhi socchiusi rivolti in alto verso il cielo nuvoloso << dicono che le decapotabili vanno guidate senza tettuccio…se non piove…>> siamo a novembre e comprendo lo sguardo fra il divertito e il meravigliato del venditore. Da qualche parte ho letto, che gli inglesi guidano sempre le roadster con il tettuccio aperto, a meno che non piova. È la prima volta che entro in un’auto del genere e voglio rispettare i canoni di chi questa tipologia di auto l’ha inventata.

Mi siedo e la prima impressione è di incredulità. Sono a sedere a pochi centimetri da terra, davanti ho un cofano enorme di cui quasi non percepisco i confini. Abituato ai cruscotti larghi e accessoriati delle auto dei nostri giorni mi ritrovo di fronte ad una plancia minimalista, dove eppure c’è tutto quello che serve. Via tutto ciò che è superfluo. Vengo catapultato indietro di 20 anni.
Accendo il motore e cerco di regolare come posso gli specchietti e l’altezza del sedile. Parto e la prima cosa che mi sorprende è lo sterzo, diretto e sensibilissimo, sembra di sentire l’asfalto correre sotto le dita. Qualche problema con l’acceleratore che sembra strozzato, colpa di una manutenzione non troppo accurata del vecchio proprietario ma sul rettilineo quando spingo sul gas, che finalmente si sblocca, la prima impressione che si ha è di pura adrenalina. Anche se l’accelerazione non è da primato, l’auto che sto guidando ha solo 118 cavalli, la sensazione che si prova è fantastica. Ho l’asse delle due ruote posteriori praticamente sotto il sedere. Ad ogni pressione sulla tavoletta mi sento spingere bruscamente in avanti, i miei polsi controllano e dirigono quel lungo cofano là davanti, dove da qualche parte, dovrebbero esserci le ruote sterzanti… il tutto mentre una gelida aria autunnale investe la fronte e il mio ormai glabro cuoio capelluto…
Dopo qualche chilometro mi aspetta la rotatoria, presa un po’ di confidenza stacco il controllo di trazione per saggiare il comportamento spartano dell’autovettura. Non lo sapevo ancora da neofita pilota di trazioni posteriori ma è lì che si apprezza maggiormente la Z3, come tutte le auto sovrasterzanti d’altronde.


La strada è libera e provo a circumnavigare lo spartitraffico premendo un po’ sull’acceleratore, tanto per saggiare cos’è il sovrasterzo, che per uno come me, ormai rassegnato alle quattro ruote motrici è una gran novità. Lo sterzo preciso dipinge la sua traiettoria mentre le ruote posteriori su cui sono seduto sprigionano tutta la mia meraviglia. Sento le ruote direzionali sotto le dita, percepisco le vibrazioni provocate dai sanpietrini mentre stringo la curva, avverto il retrotreno poco dietro al sedile che tende a scappare all’esterno anche se in verità resta poi ben incollato alla strada. Una sensazione che non avevo mai provato. Sento gli occhi degli automobilisti puntati su di me… probabilmente non per la manovra fatta ma per aver visto sfrecciare una roadster con la capote aperta a novembre, non è cosa di tutti i giorni!
Scendo a malincuore, vorrei dire <<Ho già finito? Non potrei continuare a guidare ancora per un po’?>> ma vengo bloccato dalle domande serrate del venditore <<Le piace? La compra? Possiamo metterci d’accordo…>> temporeggio. Fino a mezz’ora fa quasi neanche sapevo dell’esistenza delle Z3, o per meglio dire non sapevo che ve ne fossero ancora in giro, insomma al di là del fatto che quest’auto mi piaccia, in che razza di avventura mi sto andando a cacciare? Un’auto usata con ormai venti anni di vita e che ha già avuto quattro proprietari.
Torno a casa con un pensiero fisso, capire qualcosa di più, conoscere la Z3 che a pelle mi sembra al limite fra una bella scoperta e un’auto storica, ma cos’è in realtà fra le due? Oppure è entrambe le cose? Tornano in mente immagini di vecchie auto sportive, ma non quelle delle riviste a colori ordinate nella cameretta sulla mensola ma di quelli in bianco e nero di mio padre affastellati e impolverati in soffitta, quelle riviste degli anni 50-60 dove le auto sportive avevano il motore anteriore e la trazione posteriore. Cos’é in fondo la Z3 se non un’auto costruita con i canoni degli anni 50-60 e le comodità degli anni 90? E questa idea comincia a ronzare in testa e a farsi strada, comincio a riflettere e ad apprezzare il progetto che ha concepito questa piccola meraviglia meccanica.

D’altronde l’auto per definizione nasce senza tetto e la z3 è per me in questo momento una grandissima scoperta, non è quindi un’idea tanto assurda immedesimarla nella propria atavica personale convinzione di essenza dell’auto.
La rete come sempre facilita la curiosità. Pochi click e mi ritrovo sulla pagina di un club… Z3mendi? L’intestazione mi sembra un po’ strana, impiego un po’ di tempo per capire che sta per Tremendi. Mi iscrivo gratuitamente e si apre sullo schermo un mondo fino ad allora a me sconosciuto. Vengo contattato da Stefano, il vicepresidente che gentilmente e affabilmente si mette a disposizione per spiegarmi e consigliarmi tutto. Vengo così a sapere che per i soci del club, che sono tanti, vengono programmati ogni anno tantissime attività in ogni parte d’Italia. Comincio a riflettere, anche se quella esaminata che è stata immatricolata nel 2000 non è ancora un’auto storica (quelle prodotte dal 95 al 98 lo sono già) lo sarà presto. È un mezzo che permette di entrare in un mondo automobilistico per me inesplorato. Un’auto che incuriosisce il comune osservatore per la sua particolarissima fisionomia che la porta ad essere ormai definitivamente catalogata come una evergreen.
Mi immergo nei forum dedicati ed esploro pregi e difetti della bella e possibile. Motorizzazioni da 1800 a 3200 cc potenze da 115 a 343 cavalli. Ce n’è per tutti gusti.

Venne prodotta in California dal 1995 al 2002 sia come roadster che come coupè. Prima del lancio commerciale fu inserita come auto di 007 nel film Goldeneye, la più piccola e modesta auto che la famosa spia abbia mai avuto. L’operazione tuttavia fu azzeccata e lungimirante. Prima dell’eventuale acquisto una sbirciatina al film va comunque data. Le scene dove la piccola mostra i propri muscoli sono poche e piuttosto soft rispetto a ciò che le altre auto sportive dell’agente inglese hanno mostrato in passato e continuano ancor oggi a mostrare. D’altronde i primi motori che hanno equipaggiato la z3 erano un modestissimo 1800 cc 4 cilindri 8 valvole da 115 cavalli e un poco più potente 1900 cc 4 cilindri 16 valvole da 140 cavalli, molto più adatti ad un turismo di classe che alle corse spericolate a cui 007 è da sempre avvezzo.


Nei sette anni di produzione vengono immesse sul mercato circa 297.000 autovetture che vengono distribuite in tutto il mondo.
Nel 1996 viene equipaggiata con un motore di 2800 cc, i cilindri diventano 6 le valvole 24, la potenza del motore sale parecchio fino a 192 cavalli. Nel 1998 viene immessa nel mercato la M roadster 3200cc.
Nel 1999 si ha il restyling della carrozzeria, vengono ridisegnati i passaruota posteriori che diventano più sinuosi e bombati, i fanali posteriori acquistano una forma ad L e si hanno modifiche agli interni. Escono di scena il 1800 e il 1900cc 16 valvole che vengono sostituiti rispettivamente dal 1900 8 valvole da 118 cv e dal 2000 cc 24 valvole da 150 cv. Quest’ultimo ha però vita breve poiché l’anno successivo viene sostituito dal 2200 da 170 cv. Nello stesso anno il 2800cc cede il passo al 3.000cc, i cavalli aumentano ancora di circa 40 arrivando a 231.
Nel 2001 si ha l’aggiornamento della Z3M i cavalli arrivano a 325 per il mercato europeo e a 343 per quello americano. Nel 2002 viene cessata la produzione della Z3 e inizia l’era del collezionismo.

Primo raduno con la Z3. Un po’ di apprensione, sono l’ultimo arrivato, quasi a fatica ho trovato posto visto che le iscrizioni sono a numero chiuso. Sono bastate poche ore dall’apertura della lista per afferrare online l’ultimo posto disponibile. Attraverseremo Romagna e Toscana, Coast to Coast dall’ Adriatico al Tirreno, da Cesenatico a Castiglioncello. Ho completato una ispezione completa della zetina prima di partire. La Zetina. Frequentando il forum del club ho imparato anch’io a chiamarla così, come la definiscono i più navigati proprietari e non è in senso riduttivo che così viene denominata, non è per distinguerla dalla maggiorata e più moderna Z4, come apparentemente e superficialmente la cosa potrebbe essere intesa. La zetina è la zetina perché oggetto da coccolare e curare con dedizione e amore. Un vezzeggiativo per un’auto da custodire con gelosia.
Raggiungo il gruppo a Cesenatico e iniziano le presentazioni, un paio d’ore e mi sento come a casa, membro di una grande famiglia che si estende in tutta Italia e che oggi in Romagna ha una rappresentanza consistente ma ridotta rispetto alle sue potenzialità. Una passeggiata, il pranzo, le chiacchere con amici appena conosciuti. A tavola si parla di z3, di auto ma anche di tante cose estranee al mondo automobilistico. Si parte e inizia il lungo tragitto, mi rendo presto conto di come sia difficile dirigere e gestire un autoraduno, una lunga fila di auto che si snoda fra strade trafficate, città e paesini in modo eppur sempre ordinato. Una zetina è bella, 3 o 4 in fila sono bellissime, una fila di 30 zetine è uno spettacolo entusiasmante. Me ne accorgo dal fatto che i paesini si paralizzano al nostro passaggio, la gente si ferma ci saluta e ci fotografa. Ostentiamo la capote aperta… non piove… o perlomeno non piove molto, solo qualche goccia… le roadster vanno guidate aperte… mi sento in compagnia, non sono più l’unico a pensarla così! <Siamo soolo nooi!!> urla a squarciagola Vasco Rossi dagli altoparlanti dell’autoradio, con un tempismo a dir poco assordante.
Incrociamo lungo il tragitto un paio di gruppi di auto storiche, ci salutiamo e strombazziamo un po’, sono comitive di 4-5 partecipanti. Per me neofita di questa nicchia del mondo automobilistico qualsiasi cosa è nuova e da scoprire. Qualche giorno fa un amico in partenza per un raduno di auto monotipo mi aveva confidato con orgoglio che la loro compagine era di ben 9 mezzi. Noi siamo una valanga di 37 identiche auto che si snoda per circa un chilometro e mezzo. Al raduno nazionale di Firenze gli iscritti saranno ben 120!
Ammirando il piazzale delle z3 parcheggiate mi sovviene un paragone assurdo con le Harley-Davidson. Cosa accomuna questi mondi motoristici apparentemente così distanti? Il fatto che come per le intramontabili e senza tempo moto statunitensi, non ci sia una Z3 uguale ad un’altra, tutte uguali eppure tutte diverse. Diverse perché nascono con infinite varianti di motorizzazioni ed allestimenti interni. Diverse perché nel tempo sono nati accessori non originali che consentono di apportare piccole ma significative variazioni nell’estetica rendendo qualsiasi zetina, al pari di una Harley un mezzo meccanico praticamente unico. Rollbar, cerchi in lega, prese d’aria, accessori originali o post prodotti si adattano ai gusti dei singoli proprietari creando una variegata schiera di mezzi autentici ma allo stesso tempo esclusivi.
Alcuni modelli portano il nome di famosi elaboratori tedeschi, sono perciò presenti nei garage dei collezionisti Z3 che portano il fregio di Hamann, Schnitzer e di tanti altri.
Avendo ormai percorso duemila chilometri posso cominciare a dare risposte ad alcune banali domande che prima dell’acquisto mi ero posto.
In autostrada si deve obbligatoriamente tenere la capote chiusa? No! A 120-130 Km/h in autostrada a capote abbassata si va che è una meraviglia.
Il bagagliaio consente lunghi viaggi? Sono necessarie lunghe trattative con la consorte per ridefinire quali siano le reali necessità nell’abbigliamento durante una vacanza ma alla fine di spazio ce n’è più che a sufficienza.
Si viaggia scomodi? Assolutamente no, è comodissima se non si è troppo alti.
Risulta impegnativa da guidare? No, il controllo di stabilità presente nei modelli prodotti dopo il 1999 consente un’assoluta sicurezza, quando poi ci si vuole divertire, nei tratti dove la guida diventa più impegnativa, basta disinserirlo il comportamento dell’auto diventa più sovrasterzante e si apprezzano meglio le asperità della strada che si sta percorrendo.
Dopo aver visto tanti video sul sito Drive Experience si fa spazio insistentemente l’idea di poter partecipare al Drive Experience Day,  raduno annuale di Campo Imperatore. Il passaparola fra gli amici del club consente di ricevere i voti necessari per rientrare fra le 500 auto ammesse. Quattrocento chilometri di autostrada con capote rigorosamente abbassata per raggiungere in tarda serata il “Rollbar – Slow Food for Fast Drivers” a L’Aquila. Mangiamo arrosticini bevendo birra non sapendo di preciso dove siamo capitati. Entrano nel locale frotte di appassionati come noi provenienti da ogni parte d’Italia, i dialetti si incrociano ma l’argomento delle discussioni è sempre l’automobile nelle sue varie sfaccettature. Notiamo fra gli avventori Loris Bicocchi, Gian Pietro Pasquali, Davide Cironi. Resterà per sempre nei nostri ricordi quella serata passata a parlare con loro di auto e di automobilismo.
Al mattino il raduno ha inizio nel grande parcheggio di Fonte Cerreto e finalmente capisco realmente cosa vuol dire aver portato fino a qui la z3. Siamo un puntino luminoso nella variegata galassia di appassionati di auto.
Le auto hanno un’anima? Io credo di si, mi piace pensare che come il mio cane scodinzola felice sentendo la voce del padrone quando alla sera rientro a casa, così da qualche parte sulla zetina si accenda una spia a intermittenza quando apro il garage. Sotto il lungo cofano anteriore mi piace pensare che batta un cuore metallico, memore dei passi dolomitici e delle tante strade percorse. Mi piace pensare che vorrebbe in qualche modo chiedermi < Andiamo a fare un giro?> Si! le auto hanno sicuramente un’anima.

di Luca Ravagli

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