Gandini Racconta: Esiste la macchina più bella del mondo? – Intervista di D.Cironi

Ultima intervista della serie con Marcello Gandini, il Maestro del design, una delle personalità più incisive del nostro tempo per quanto riguarda lo stile. Dopo averci ribaltato qualche mito intoccabile, averci sconvolto certezze e spezzato credenze, arriviamo alle ultime domande. C’è mai stata una macchina che lo ha reso geloso di non essere frutto della sua matita? Qual è secondo il Maestro la macchina più bella di sempre? E perché quella volta Bob Wallace pianse a mezzanotte davanti alla Marzal? Cosa spinge Gandini a dire che la Montreal è l’ombra di sé stessa? Chi diede davvero il nome alla Countach? E tante altre luci sulla storia delle più incredibili automobili che tutti sogniamo.

Gandini Racconta: Esiste la macchina più bella del mondo? – Intervista di D.Cironi (SUBS)

Sempre dura quando finisce un ciclo di interviste così importanti. Specie per me che ho questo debole per la Miura. Abbiamo parlato veramente molto, io ho più ascoltato come giusto e come mio solito, ma ciò che più mi ha fatto piacere, come successe anche con Stanzani e Tomaini per esempio, è stato vedere questi Uomini di un valore irraggiungibile aprirsi davanti a un ragazzino solo per il merito di avere una grossa e sostanziosa passione.

Vuol dire capire di poter parlare la propria lingua, non il giornalistichese, non l’attenzione alla parola giusta, ma il flusso di idee e opinioni, libere e senza conseguenze. Per un evidente amante della libertà in ogni sua forma, soprattutto stilistica, probabilmente sarà stato un sollievo non ricevere le solite domande spinose e contrarianti su storie sentite e risentite. Sono molto contento di essere arrivato a poter realizzare questa intervista come l’avrei voluta sentire io. Ricordo benissimo l’agitazione e l’emozione della notte prima, passata a guardare la Aventador S gialla fuori l’hotel che mi ospitava per le giornate di test a Imola, in una notte morbida di marzo 2017.

Ricordo bene il disegno del Maestro che ho poi scelto come copertina di questa ultima intervista, appeso dietro di lui durante tutta la lunga chiacchierata, di una Miura nera. Mi aveva detto di averlo realizzato apposta per non avere il muro vuoto nell’inquadratura, accortosi del mio sguardo rapito e insistente verso quel foglio appeso davanti ai miei occhi. Talmente ho insistito a fissarlo che stavo per rischiare un colpo quando, rientrato dal bellissimo porticato nello studio che ospitava il set, ho visto Marcello Gandini in persona staccare il disegno della Miura e iniziare a scriverci una dedica con autografo. Credo di non aver provato una felicità così delirante molte altre volte in vita mia.

Non ho avuto il coraggio di dire niente quando ho realizzato che invece la dedica era molto più giustamente per ringraziare l’amico Alfredo, proprietario delle due auto che abbiamo portato in giardino per le riprese, la Miura gialla e la Stratos celeste. Chi mi credevo di essere per averci sperato? Stefano e Francesco, i nostri operatori video, ancora mi prendono in giro per il musetto che ho avuto tutto il viaggio di ritorno…

Mi sento già un gran privilegiato ad aver avuto quest’occasione di sedermi di fronte ad un Uomo di tale calibro, di fare le mie domande e di farvelo conoscere meglio. Con calma poi mi è passata la fissa del disegno nero (più o meno). Devo ringraziare anche io il signor Alfredo che mi ha permesso di fare qualche metro con la Miura, anzi no, non è corretto. Devo ringraziare soprattutto due donne per tutto questo; la signora Gandini che mi ha ospitato in casa sua e del Maestro con molta pazienza, e Maria Paola, la moglie di Alfredo, che nonostante sapesse quanto il marito sia geloso della sua amata Miura, mi ha strizzato l’occhio e dato le chiavi per qualche minuto a tu per tu con l’incredibile.

di Davide Cironi

P.S. – A qualche settimana dalla pubblicazione di questo articolo ho ricevuto in sede un pacco da mittente “Marcello Gandini”. Dentro c’era questo:

 

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