Guida Autonoma: Come impatterà sugli appassionati di motori? – di V.Cometti

Carburatori, doppietta, doppi alberi a camme, controsterzo… un mondo di gesti, meccanismi, emozioni che il caro Davide ci ha permesso di celebrare e amare con intensità estrema. Un mondo di esperienze che hanno attraversato da protagoniste tutto il ventesimo secolo, per iniziare ad affievolirsi nei decenni più recenti, ma che sono probabilmente destinate a scomparire e divenire parte della tappezzeria della memoria, proprio come il grammofono, le foto in bianco e nero e le cabine telefoniche. Questo perché il futuro dell’automobile sembra aver imboccato una strada per molti versi innovativa, ma che probabilmente ci porterà a vivere la nostra amata quattro ruote con crescente distacco.
Premetto di appartenere a coloro i quali ritengano il fenomeno della guida completamente autonoma molto meno imminente di quanto si pensi, reputandone possibile un‘adozione diffusa non prima di 15-20 anni, ma questo non toglie che il nostro rapporto con l’automobile sia destinato a mutare drasticamente. Allora perché non parlarne senza pudori, facendo una breve carrellata di cosa ci possa aspettare o meno?


Il livello 5 di guida assistita prevede la capacità del veicolo di gestire la propria dinamica in totale autonomia ed infatti state assistendo al proliferare di concept car dagli abitacoli privi di volante (o con volanti a scomparsa) e rivestite nei materiali più tipici dell’interior design. La volumetria stessa verrà ridefinita: le ruote saranno sempre più spinte verso gli angoli della vettura (complice anche la trazione elettrica ed i suoi ingombri meccanici minimi) e l’abitacolo sarà in grado di permettere ad una o due persone di sdraiarsi ed anche dormire.


Le già oggi connesse vetture, diventeranno dei veri luoghi di intrattenimento, nonché appendice delle nostre mura domestiche. Imminente é l’adozione da parte di Volvo della capacità di accogliere i pacchi di Amazon, che verranno recapitati direttamente nel vostro bagagliaio! Andate a vedervi su YouTube il video che mostra l’integrazione fra la M-Byte Byton ed Alexa di Amazon e questo dovrebbe essere regolarmente operativo in Asia dall’anno prossimo.


Andate anche a ricercare la city car REDS che Chris Bangle ha disegnato l’anno scorso per i cinesi di CHTC: con buona probabilità il suo look non sarà di vostro gradimento, ma il merito del progetto è di andare a concepire il modo di vivere l’abitacolo di una minuta city car in modo quasi “domestico”, come fosse un piccolo monolocale su ruote. In effetti, andate a sfogliare il computer di bordo della vostra vettura e per quanto corriate in autostrada (possa il Tutor tornare in azione e fulminarvi se lo fate) vedrete che la vostra velocità media su base annua difficilmente raggiungerà i 50 chilometri orari, mentre se il computer ve ne desse lettura vi accorgereste di aver trascorso a bordo vettura numerose centinaia di ore in un anno.


A fare cosa? Ascoltare la radio? Telefonare? Pensiamo a quando fra Milano a Mestre potremo fare la nostra riunione durante il tragitto per limitarci semplicemente ad andare fuori a cena una volta giunti a Venezia. La vettura sempre più imparerà ad osservarci: oggi ci dice (con un banale contaminuti) di fare una pausa per una caffè dopo due ore di guida ininterrotta, domani ci impedirà di prendere sonno seguendo i nostri occhi con la tecnologia dell’eye-tracking. Dopo domani monitorerà i nostri parametri vitali, dalla respirazione alla pressione sanguinea, dalla percentuale di ossigeno nel sangue ai pattern del movimento di testa ed occhi, come già ampiamente dimostrato negli ultimi anni dal concept avanzato di Active Wellness di Faurecia, colosso francese nella componentistica per l’industria dell’auto.

E cosa direste se vi ricordassi che un giorno l’automobile a guida autonoma potrà andare a prendere i vostri figli alla lezione di pianoforte, lasciandovi tranquilli a casa o al lavoro? Oppure che un giorno dei furgoni attrezzati, potranno fungere da grandi “vending machine” e portarsi autonomamente davanti allo stadio, o di fronte a grandi complessi di uffici a pausa pranzo ed esporre cibo, snack e bevande da acquistare? Silenziosi furgoni a propulsione elettrica, autonomamente distribuiti sul territorio cittadino in base ai ritmi della nostra vita.


La tecnologia in fondo c’è, mancano indubbiamente aspetti normativi ed assicurativi, motivo della mia perplessità sui tempi di adozione, ma non sul fatto che tutto questo avverrà. Ed avverrà con tripudio di tutti noi, credetemi. La comodità sarà enorme ed alla fine di questo percorso l’industria automobilistica non sarà più la stessa. Con buona probabilità non acquisteremo più la nostra automobile, ma ci verrà data in comodato d’uso oppure in una forma di car sharing ancor più estesa. Probabilmente le case automobilistiche realizzeranno delle flotte date in gestione, o gestite direttamente, e cercheranno di convincerci attraverso i servizi dei quali potremo godere a bordo, non certo attraverso le prestazioni o la guidabilità. Sicuramente per molti di voi, la lettura di un futuro di questo tipo potrà risultare dolorosa o perlomeno angosciante, ma sono dell’idea che alla lunga anche i più integralisti finiranno con l’apprezzare le nuove comodità.

E la passione per la guida? Non me ne sono scordato, è una domanda che mi pongo con frequenza. In una società che si muove con vetture elettriche a guida autonoma potrebbe esserci poco spazio per la passione di guida. Probabilmente capiterà all’automobile (del tipo rumoroso ed “oleoso” che piace a noi) quello che è successo agli orologi. Per secoli gli orologi si sono evoluti tecnicamente restando un dispositivo utile per misurare il tempo. Oggi, la funzione dell’orologio è più che mai messa in discussione perché siamo circondati da dispositivi (computer e telefonino in primis) che ci indicano l’ora con precisione estrema e completamente gratis. Eppure, perduta la funzione strettamente legata alla misurazione del tempo, il mondo dell’orologeria ha saputo cambiare pelle e trovare energia (e fatturato) diventando oggetto meccanico pregiato, da sfoggiare, da amare per la sua preziosità manifatturiera.

Probabilmente in un futuro le vetture sportive torneranno ad essere degli oggetti analogici, di grande qualità meccanica, che potremo usare in un numero crescente di circuiti (che diventeranno più diffusi ed economici) dove andare a guidare per la gioia del gesto, non più perché dobbiamo spostarci da A a B. Spero solo che questo nuovo scenario esperienziale non resti appannaggio dei più facoltosi, com’è in fondo successo per l’orologeria, spero invece che possano nascere nuove nicchie nelle quali la meccanica diventi (a ben vedere, torni ad essere) virtuosismo da amanti del bello e… dell’oleoso.

di Valerio Cometti

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