Salone di Ginevra: Taccuino di un Designer – Valerio Cometti

Ginevra 2018

Decine di miliardi di Euro, Dollari e Yen investiti tutti gli anni, centinaia di migliaia di addetti, decine di milioni di esemplari prodotti: non è difficile capire perché quello dell’automobile sia uno dei business più importanti e rilevanti al mondo. Di questo business planetario, il Salone dell’Automobile di Ginevra è uno dei palcoscenici più prestigiosi, un palco sul quale debuttano sia giovani promesse da pochi cavalli e molti chilometri al litro, che icone destinate davvero a pochi.

Tutti voi avrete letto decine di articoli e visionato centinaia di foto relativamente a questo importante evento, ma mi piacerebbe portarvi con me in un breve resoconto di questo Salone di Ginevra 2018, visto con gli occhi di un designer.

Siccome noi designer viviamo di immagini e siamo sempre con un taccuino in mano, proverò a raccontarvi il mio Salone di Ginevra come lo stessimo prendendo dal mio block-notes: Miglior vettura “normale” al debutto: Volvo V60

Il nuovo e riuscito corso stilistico Volvo giunge alla sua iterazione più riuscita: equilibrio, personalità, solidità e raffinatezza. Interni di evidente family feeling, ma quando il livello è così alto, ben venga la coerenza. Fiancata pulita, ma con sufficienti movimento e muscolaritá, sbalzo posteriore perfettamente proporzionato. Gran bella macchina.

Vettura più brutta al debutto: Range Rover SV Coupé
Esempio perfetto di come sia facile alterare in modo nefasto l’equilibrio di una riuscitissima composizione progettuale: si parte dalla elegante Range Rover, le si toglie una porta, rimuovendo perciò una linea verticale e dovendo traslare verso l’indietro il montante centrale. Un semplice gesto ed il castello di carte crolla, regalandoci una delle vetture meno aggraziate dai tempi della mitica Talbot Tagora (chi se la ricorda)?

Miglior restyling che ha reso una vettura brutta in una leggermente meno brutta: BMW X4
Devo ammettere che le SUV/coupé mi contrariano molto (perché le trovo “ipocrite” come gli hamburger di soia), ma con sapienti tocchi alla curvatura del lunotto ed altrettanto saggi affinamenti al bordo del portabagagli, la X4 di quest’anno mi è sembrata migliorata.

Maggior delusione: Mercedes AMG GT 4 porte
Pur faticando a capire il vero ruolo di questa nuova vettura all’interno della gamma Mercedes, chiusa da CLS verso il basso e con le versioni AMG di Serie C, E e S tutto intorno, mi ero avvicinato con sincero entusiasmo a questo debutto, complice la mia mai nascosta simpatia per la AMG GT Coupé. Debbo ammettere che ho trovato il risultato davvero deludente, soprattutto nella zona posteriore che mi ricorda per pesantezza ed eccessiva morbidezza la prima Panamera. E non è certo un complimento.

Premio forza del brand: Jeep vs. Polestar
Ho davvero ammirato la scelta dei brand manager di Jeep, il marchio che forse più di tutti ha beneficiato della “cura Marchionne”, di rimuovere completamente la dicitura “JEEP” da frontale della nuova Wrangler: quale ammirevole atto di fiducia nel proprio brand, atto supportato da una calandra comunque iconica grazie alle famose sette barre verticali.

Meno fiducioso sono, invece, di una similare iniziativa che vede Volvo rimuovere il proprio badge dalla nuova coupé di alta gamma, andandola a caratterizzare con un brand al debutto, ovvero Polestar. Questo, per inciso, andando a vestire col nuovo brand una vettura palesemente Volvo nelle forme e nelle proporzioni, ingenerando, secondo me, non poca confusione nel mercato. Mmmh…

Concept car peggio presentata del Salone di Ginevra: BMW M8
Forme complessivamente interessanti, distribuite su un corpo vettura importante e slanciato. Peccato che il tutto fosse mal illuminato, realizzato come solo concept di esterni, con i vetri opachi come si faceva negli anni ‘90, relegato in una nicchia infelice dell’altrimenti splendido stand del marchio bavarese. Consiglio per gli amici di BMW: se volete convincerci a comprarla, sarà meglio che ci crediate un po’ più voi per primi.

Vettura che da mostruosamente-anonima adesso è diventata solo anonima: Toyota Auris
Frontale più lavorato e perciò aggressivo e quasi altrettanto dicasi per la sezione posteriore, hanno permesso alla nuova Auris di togliersi di dosso la sensualità tipica di un deumidificatore, per diventare una berlina due volumi non male.

Gemma nascosta nel design degli stand: Lexus
Nel lato sinistro di uno stand altrimenti non particolarmente memorabile e quasi interamente caratterizzato dall’impiego di superfici bianche lucide, si trovava invece un angolo di grandissimo gusto e finezza progettuale: sottolineato dal calore del legno e da un uso sapiente del decoro di chiara (e legittima) ispirazione nipponica, Lexus regalava un raccolto showroom del proprio merchandising, ma anche di una serie di progetti di ricerca creativa extra-automobilistica legati al marchio. Un’oasi di pace e buon gusto.

Vettura comunque bella, ma che mi immaginavo ancor migliore: Jaguar i-Pace
Io dico sempre che le macchine vanno viste dal vivo è mai in foto, ma in ogni caso la nuova anti-Tesla di Jaguar mi aveva già fatto sulla carta un’impressione davvero ottima: muso cortissimo, ruote verso gli angoli della carrozzeria, tetto basso e fiancate robuste. Non le mancava niente! Vedendola dal vero, devo ammettere che rimane una bella vettura (notevoli gli interni), ma ammetto che mi ha colpito meno di quanto avrei immaginato. Complice di questa mia parziale delusione anche una certa tendenza al decoro: dalle bandelle nere a spessore variabile nella parte inferiore della fiancata, alle grigliature della calandra molto lavorate e sagomate, passando per i cerchi stessi molto lavorati.

Dimostrazione del perché gli uomini marketing non dovrebbero entrare nei Centri Stile: Porsche Mission E
Cross Tourism
Vettura chiaramente nata da una tabella Excel all’interno della quale gli uomini del marketing hanno elencato quanto segue: vettura sportiva, ma quattro porte, elettrica, ma crossover, filante, ma con ruote da deserto, che richiami la Panamera GT, ma non troppo… Poiché non esiste una soluzione di gusto ad una simile sciarada, Porsche ha aumentato l’entropia dell’universo producendo una concept della quale non sentivamo alcun bisogno.

Dimostrazione che è mai troppo tardi per disegnare una brutta macchina: McLaren Senna
Ammettiamolo, la prima McLaren MP4-12C non era uno schianto, ma erano ben proporzionata e molto efficace. Da allora, passando attraverso 650, P1, 570 e 720, il messaggio era arrivato forte e chiaro: oltre ad avere degli ingegneri di prim’ordine, in McLaren avevano anche delle ottime matite. Guardando la Senna viene spontaneo domandarsi se queste matite si siano rotte, oppure se qualcuno
abbia erroneamente licenziato quei bravi designer che ci avevano regalato la 720. E per favore non ditemi che la Senna è una vettura da pista e per questo dev’essere brutta, perchè vi ricordo una certa Ferrari FXX-K, la quale ci ricorda che per girare in pista si può essere un’opera d’arte e non è necessario assomigliare ad una Gumpert Apollo.

Dettaglio espositivo dell’anno: cellule di esperienza multimediale
Mi ha piacevolmente colpito la nuova tendenza mostrata ad esempio da Volvo e Mercedes, secondo cui accanto alle vetture finite, queste aziende avevano installato degli eleganti gusci, ognuno dei quali raccoglieva il sedile e la plancia lato guidatore. Questi curati gusci servivano a far familiarizzare con quel crocevia di informazioni, stimoli, feedback, comandi da impartire ed intrattenimento da ricavare che sono
le moderne strumentazioni. Nella fattispecie Mercedes ha voluto in questo modo porre l’accento sul grande investimento compiuto in tal senso con la nuova Classe A e medesima ragione ha spinto Volvo a raccontare in modo analogo il nuovo cockpit della inedita V60.

Regina del Salone di Ginevra 2018: Ferrari 488 Pista
Questa volta Flavio Manzoni ed il suo team si sono superati. Come? È un po’ lunga da raccontare, mi sa che ne dobbiamo parlare un’altra volta.

di Valerio Cometti
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