Cabrio, Spider, Convertibili e Roadster stanno passando di moda? – di V.Cometti

Sportive ibride, SUV ad alte prestazioni, berline a quattro porte con tetti filanti e look da coupé… L’attenzione delle aziende, della stampa e, conseguentemente, del mercato è tutta assorbita da questi segmenti di recente tendenza. Accanto alla nascita ed all’affermazione di queste nuove categorie di vetture, esiste una tipologia che in passato ha rapito sogni e risparmi di migliaia di automobilisti, ma che oggi, pur non scomparsa, sembra relegata ad un ruolo marginale, tutt’altro che consono a vetture che hanno fatto dell’esibizionismo una delle loro ragioni d’essere.


Sto parlando delle vetture decappottabili, siano esse cabriolet, roadster, spider, convertibili e via dicendo. Metto subito in chiaro che si tratta della tipologia di vetture a me più cara, perciò chiunque voglia tacciarmi di faziosità lo faccia senza remore. Lasciatone da parte l’utilitaristico ruolo di portarci da A a B riparandoci dalle intemperie, un’automobile ha la facoltà di emozionarci con lo stimolo acustico che proviene dall’urlo del motore, ha la capacità di sedurre i nostri tatto ed olfatto accogliendoci in un abitacolo ricco e sofisticato. Oppure ancora, una vettura sa lasciarci piacevolmente storditi grazie alle accelerazioni alle quali sa sottoporci durante la sua conduzione precisa e rabbiosa.


Se però vogliamo parlare di autentico coinvolgimento sensoriale, niente raggiunge le vette che, a parità di prezzo, una vettura convertibile sa offrire: il rombo di motore e scarichi diventa più penetrante, la visione periferica dei nostri occhi concentrati sul punto di corda fa entrare nel nostro cervello cieli, nuvole e luce, la velocità diventa doppia perché il vento non è solo sibilo negli specchietti, bensì forza che ci avvolge ed esalta.


Ogni volta che mi viene obiettata la perdita di rigidezza del telaio e di precisione in inserimento di curva, mi diverto a chiedere quanti track-day oppure quanti chilometri sul Passo dello Stelvio il mio interlocutore compia ogni anno…


Polemiche a parte, come si fa a non guardare la desolazione di un listino che quasi non annovera più vetture decappottabili? Senza contare che viaggiando nella campagna inglese in una delle innumerevoli giornate uggiose, si vedono più convertibili che in tutta l’estate sul Tigullio. Dove sono finite le Ritmo Palinuro, le Kadett e 205 Cabrio, le Golf Quartett carrozzate da Karmann? C’è stato un tempo in cui quasi ogni berlinetta aveva la variante senza tetto…


Che dire della Mercedes che probabilmente non rinnoverà la SLK (oggi SLC), capostipite del moderno tetto rigido mobile? Per non parlare, poi, delle vendite in crollo verticale dei pochi modelli convertibili ancor oggi in listino, ormai sempre più relegati all’alto di gamma (troppo spesso guidate con tetto chiuso ed aria condizionata). Poi cos’è successo? Ha vinto il popolo del “decimo sul giro”?


Oppure l’indubbia versatilità delle SUV ha offerto argomenti troppo solidi contro quei padri di famiglia non più in grado di spiegare alle consorti che le valigie in vacanza in fondo non servono e che i figli si divertono di più con le gambe raggomitolate nella 2+2 col tetto in tela?


Chi ci regalerà le Morgan o le MG del futuro? Va benissimo la propulsione elettrica, ma chi insegnerà ai nostri nipoti la gioia di vedere il cielo divenire nostro passeggero nell’abitacolo, di sentire le cicale interrompere la voce del navigatore, di avvertire il leggero bruciore della pelle assolata già dopo una breve trasferta? Raccomando, a chi non l’abbia ancora provato, di noleggiare una vettura cabrio per un paio di giorni: si parla sempre di come le confortevoli ammiraglie di oggi cambino il modo in cui percepiamo il guidare, ma dopo che avrete fatto la vostra solita strada a bordo di un mezzo senza tetto, capirete come tutto realmente cambi, dai colori, ai profumi, ai suoni.


Credete che Waze, TomTom e mille App vi permettano di convivere con ingorghi e traffico? Abbassate la capote ed al prossimo rosso del semaforo volgerete la pelle al sole come una velina sul bagnasciuga a Formentera!


Senza dimenticare poi che le Cabriolet sono vetture che mettono d’accordo opinioni e passioni opposte: sanno mettere d’accordo gli automobilisti con i motociclisti, nonché il codice della strada ed i guidatori dal piede pesante, poiché 100 chilometri all’ora senza tetto sembrano 150 chilometri all’ora in una silenziosa coupé.

A tetto abbassato, le vetture convertibili rendono la linea di cintura la vera protagonista in grado di esaltare lo slancio del corpo vettura, soprattutto da quando i progressi progettuali e manifatturieri delle cornici parabrezza assieme ai roll-bar pirotecnici a scomparsa hanno reso il rollbar centrale un antiestetico ricordo del passato.


Linea di cintura allungata ed elegante come la nuova Classe E Cabrio? Avvolgente e contratta come su Jaguar F-Type e Porsche 718? C’è l’imbarazzo della scelta.


Ed allora, dove hanno sbagliato le mie amate Cabriolet? Pagano lo scotto di aver provato a diventare delle pratiche SUV trasformandosi nella precorritrice Biagini Passo, nella improbabile Nissan Murano o nella capricciosa Evoque convertibile? Con un futuro automobilistico sempre più asettico, autonomo e collettivo, forse una vettura meno pratica, con poco bagagliaio e più rumorosa non potrebbe essere una proposta attraente?

di Valerio Cometti

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