Toyota GT86 – Quella giusta per perdere la verginità automobilistica?

Succede a tutti, prima o poi. Arriva quel momento nella vita di noi appassionati, in cui ci ritroviamo davanti quella che sarà la prima auto sportiva che guideremo e, volenti o nolenti, farà da punto di riferimento per tutte quelle che guideremo dopo.
Può accadere perché la acquistiamo, grazie ad un corso di guida, oppure perché un nostro amico è talmente pazzo da lasciarci fare ciò che vogliamo con la sua sportiva che costa giusto qualche decina di migliaia di euro. Qui le decine sono poche, tre per l’esattezza, ma il rapporto qualità prezzo è esageratamente alto.
I dati tecnici ve li butto qui sotto, ora e tutti insieme, ma credetemi quando vi dico che se c’è di mezzo la GT86, sono l’ultima cosa della quale è importante parlare.


Motore Subaru quattro cilindri boxer, aspirato, 200 cavalli e 205 Nm di coppia. 0-100 km/h in 7,5 secondi e trazione rigorosamente posteriore.
Io ho avuto la fortuna di avere sotto le mani quel volante a tre razze e quel cambio dalla leva cortissima svariate volte, e mi sono reso conto che forse questa auto ha un carattere unico al mondo.
Mi spiego meglio. La vedi, e pensi che sia la solita macchinetta sportiva senza troppe pretese, poi scopri che si chiama con un nome che rievoca la “AE86 Sprinter-Trueno”, e l’idea che non sia nulla di eccezionale si fa ancora più spazio nella tua testa. Perché si sa, nelle automobili quando vengono riutilizzati i nomi di vecchi modelli, si ottiene quasi sempre un risultato mediocre. Poi ci sali, o meglio, ti butti per terra e scivoli all’interno. “Cavolo se è bassa”! La accendi e parti, il rumore non è degno di nota finché non si sale di giri, quindi all’inizio continui a pensare che non sia un granché.

Dopo soli due chilometri ti sei già dato dello scemo.
È piantata a terra, con un motore sempre pronto e uno sterzo che è a dir poco perfetto. Sembra di avere in testa una mappa di dove sono le ruote in ogni preciso istante. E qui vi spiego il carattere unico di questa auto: quando la vedi e ti raccontano le caratteristiche tecniche ti fai un’idea completamente sbagliata, poi quando la guidi lei ti fa capire molto in fretta che ti devi ricredere, e a quel punto tu inizi a pensare che sia una di quelle macchine che non perdona gli errori alla guida. Stai bene attento per non esagerare, ma quel boxer ha un’anima travolgente, e prima o poi sbagli. Quando avrai realizzato di non aver distrutto la macchina al tuo amico, realizzerai anche di avere per le mani un’auto che ha perdonato i tuoi sbagli. Si perché, quando hai voluto aprire troppo presto in curva, lei non ha cercato di ucciderti, condannando il tuo osare, ma ti ha aiutato a capire come rimediare.
È questo che secondo me rende davvero straordinaria la GT86, ancora più che il suo assetto perfetto, la sua sterzata millimetrica o il suo cambio precisissimo.


“Si ma io non spenderei mai trentamila euro per una macchina che puoi usare solo in pista”!
Fin troppo semplice dimostrare a quelli che la pensano così quanto si sbagliano.
Reinserisci i controlli, metti un po’ di musica e il gioco è fatto: la perfetta macchina silenziosa e con il baule abbastanza grande da poterci mettere tranquillamente una grossa spesa. Attenti a non comprare le uova però, perché se sulla strada del ritorno dal supermercato trovate strada libera, arrivati a casa dovrete pulire il bagagliaio. Già, con la GT86 potete fare di tutto, tranne comprare le uova e pretendere di portarle a casa integre.


C’è una questione che però mi sento di chiarire, questa piccola sportiva del Paese del Sol Levante non è una macchina per tutti.
La puoi usare tutti i giorni, non è particolarmente impegnativa da guidare e fa anche la sua figura se ci vai all’aperitivo, ma non è questa la sua indole. Sarebbe un insulto a lei se la si comprasse solo per questo.

Mi pare doverosa una parentesi sulle sensazioni che questa macchina trasmette. Non ti fa spaventare, non si ha la sensazione di essere sopra ad un toro scalpitante, ma piuttosto di star giocando con una finta brava ragazza che con quel suo musetto ammiccante ti dice: ”Dai, torna indietro e facciamo quella curva 5 km/h più veloce”! E quando impari a conoscerla, a capire che non va guidata con cattiveria ma piuttosto con attenzione ai cambi di direzione e all’assetto in uscita di curva, entri in una specie di universo parallelo dove tutto scorre relativamente veloce, e ci siete solo tu, la strada, e quel suo baricentro rasoterra.

Per quanto mi riguarda se me ne venisse data una per sole ventiquattr’ore io ne passerei ventitré a spingerla al limite della guida pulita, perché solo cosi riesce a regalarti le emozioni più grandi che potresti provare alla sua guida.
E l’ultima ora?
Beh, quando finisci di schizzare tra i punti di corda a velocità folli, potresti scoprire l’altro lato della piccola grande Toyota, quello dove i punti di corda li vedi di fronte a te mentre fai la curva.


Ovvio, non dovete aspettarvi sovrasterzi di potenza e controsterzi di quasi novanta gradi come nei Campionati di Drifting, ma vi posso assicurare che quelle piccole e agili gomme posteriori si prenderanno più di qualche libertà se voi glielo concedete. Io l’ultima delle ventiquattr’ore la userei così, anche se al momento della restituzione so già che rimpiangerei di non aver speso neanche due minuti per sedermi a guardarla, perché, oltre a tutto il resto, è davvero bella.

Filippo Iannantuoni
Per l’auto si ringrazia Ivan Chiesa