USA on the Road: Lancia Stratos & 037 + Dodge Challenger da New York a Los Angeles

Tre fatti importanti e abbastanza improbabili hanno delineato i tratti principali di questo viaggio assurdo. Primo: come ho fatto a trovare una Stratos e una 037 da guidare a pochi km da New York City? Non le ho trovate io, sono state loro a trovare me.

lancia stratos e lancia 037

Milano AutoClassica 2016, come sempre siamo incaricati di curare il media dell’evento e io mi aggiro tra gli stand sbirciando tutto lo sbirciabile. Caso vuole che è l’anno dell’asta “Duemilaruote” e ci sono in giro un gran numero di collezionisti arrivati da tutto il mondo in cerca di affari. Ad un certo punto un signore molto low-profile, in un inglese-americano, mi ferma e chiede gentilmente dove ho trovato la t-shirt che indosso. Quella bianca con la Stratos celeste che dice “Ridateci la Lancia”. Mi viene da sorridere e gli rispondo che le produciamo noi.

Mi guarda meglio. Chiede “ma non è che ti ho visto guidare una Delta in qualche recensione video“? E insomma compra magliette Stratos per tutta la famiglia, spiegando che lui ne ha una dello stesso colore. Cambio faccia. E anche una 037 Stradale. Mi sento male. “Vieni a trovarmi in America e te le faccio guidare!” mi saluta. Passano due anni e l’occasione di andare in America arriva, nelle circostanze più strane del mondo. Recupero il biglietto da visita, scrivo una mail dopo non esserci mai risentiti e la sua risposta è un immediato sì. Si parte.

USA on the Road: Lancia Stratos & 037 + Dodge Challenger – Davide Cironi Drive Experience (SUBS)

Parliamone a mente fredda un momento. Ho lasciato sospeso uno dei due fatti “importanti e abbastanza improbabili” che hanno delineato questo viaggio americano. In volo verso New York sono riuscito a scrivere l’introduzione del mio secondo libro 1999 – Insert coin to continue, giusto un giorno prima di andare finalmente in stampa. Ve ne riporto un pezzo qui:

Dall’introduzione del libro: “Scrivo queste parole dal volo aereo che mi sta portando a New York City nel torrido agosto 2018, esattamente otto anni dopo aver salvato sul mio lentissimo computer di allora una serie di racconti sconclusionati, venuti fuori a casaccio, nelle notti estive del 2010, l’anno uno dopo quel terrificante 6 aprile che ci ha costretto a vivere in guerra contro la nostra stessa città, prima rassicurante culla tra gli appennini centrali e improvvisamente divenuta assassina dei suoi stessi figli.

Sono passati otto anni. Il terremoto ha portato via alcune delle persone più importanti della mia vita, in un modo o nell’altro. Per sempre oppure per molti mesi la volta. Sono in aereo e proprio da qui sopra ho voluto chiudere questo piccolo libro, questa raccolta di storie che all’epoca mi sembrarono degne di essere scritte.

Non so se oggi la penso allo stesso modo, ma di sicuro devo a quel ragazzo che ero una rivincita bella grossa per tutte le acque turbolente in cui gli è toccato navigare per la maggior parte della vita. Di rivincita si parla spesso in questo libricino, vi accorgerete.

Mi piace scrivere questa introduzione proprio ora, mentre vado a trovare per la prima volta in sette anni la persona che ha inconsapevolmente ispirato alcune delle storie più assurde di “1999 – Insert coin to continue”, quando ancora non sapevamo nulla del nostro futuro e ci impegnavamo solo a non cadere di nuovo faccia a terra.

Parecchio di quanto viene raccontato in queste pagine è preso di peso dalle nostre storie, alcune vere, altre rimischiate, ma nessuno di questi personaggi che conoscerete è me e nessuno è noi. In 1999, a differenza de “I diari della Miura nera”, scritto giusto pochi mesi prima, le macchine sono spettatrici e non protagoniste.

Rischioso. Ancora più rischioso, preparatevi, che ogni racconto sia scritto come da una mano diversa. Nessuna delle sei storie ha un collegamento con un’altra, fatta eccezione per il rapporto che i protagonisti hanno con le proprie automobili, intimo o meno intimo, e per l’ambientazione temporale.

Linguaggi opposti, atmosfere distanti che vi lasceranno a riflettere come dopo una lunga degustazione di vini. Con questi racconti chiudo il recupero delle mie vecchie cose rimaste nel cassetto del prima. A New York City mi aspetta ancora qualche ombra del passato, una Stratos e una 037. Guiderò per 2.800 miglia fino in California, mi darò una scrollata alle spalle e deciderò come continuare a correre”.

(dall’introduzione al libro “1999 – Insert coin to continue“)

di Davide Cironi

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