Bogani Automobili Sport Nazionale N.14 – La promessa è stata mantenuta

Ad Ettore Bogani

Buongiorno, sto cercando una Yaris, possibilmente con cambio automatico” aveva esordito quel Signore. La vita è strana, ha la capacità di presentarti storie incredibili nelle maniere più impensabili. Quel giorno, uguale agli altri, vestito come sempre a lavoro con jeans e polo di ordinanza, con gli occhi ancora socchiusi per la notte allegra, mi sarebbe rimasto per sempre.


Davanti a me Ettore e Leonardo. “Piacere Ettore, Ettore Bogani”. Ettore lo conoscevamo tutti a Firenze, anche io lo conoscevo, ma non avevo mai avuto la possibilità di stringergli la mano. Meccanico e costruttore di auto da corsa, uno dei massimi esperti nella messa a punto di Porsche, Ferrari, Maserati, Alfa Romeo. Una persona riservata, mai sopra le righe, parlava a bassa voce, con il tono rassicurante di chi ne ha vissute tante, buone e cattive. Ci entro in simpatia subito. Gli racconto della mia passione per le auto da corsa e da quel giorno tutte le settimane passava a trovarmi in autosalone.


Era il 2005, in quel periodo stava ricostruendo una delle sue creature, la Sport Nazionale numero 14 del 1989. La macchina, motorizzata Alfa Romeo 2500 V6, aveva subito un bruttissimo incidente a Magione ed era stata praticamente distrutta. Ettore aveva 61 anni, ormai aveva smesso di girare il mondo e aveva smesso di costruire nuovi prototipi, ma aveva ancora la passione di un ragazzino. Per lui l’emozione risiedeva ancora nel rimettere a posto un motore, rifare una vecchia Porsche, o perchè no una delle sue creature. Per me quell’uomo incarnava l’essenza del motorsport.


Per farvi capire il tipo, un giorno, sfogliando un vecchio giornale mi imbatto in una sua intervista dove diceva: “Ricordo volentieri le mie vittorie, ma non sono un tipo che si è mai esaltato più di tanto. Se vincevo ero contento, se non vincevo andava bene lo stesso”. Un giorno passa da me e così, senza tanti giri di parole, con la sua innata spontaneità mi dice: “Andrea, vorrei che la Bogani numero 14 che ho finito di rimettere la prendessi te”. Silenzio…


Su quella macchina, una Sport Nazionale con motore Alfa Romeo 2.5 V6, si erano seduti piloti del calibro di Arturo Merzario, Gianni Giudici e Giovanna Amati. Avevo 21 anni e il fatto che mi ritenesse degno di potermici solo avvicinare mi rendeva euforico. Ci pensai una settimana, giorno e notte. Alla fine la razionalità ebbe il sopravvento. La mia Peugeot 205 1.3 rallye scassata e tutta da rimettere era già un salto nel buio, figuriamoci la Bogani N.14. “Non posso Ettore, non ce la faccio. Ma ti prometto che prima o poi con quella macchina ci correrò”! Non disse niente, mi strinse la mano.


Sono passati tanti anni, Ettore purtroppo nel 2016 ci ha lasciati e da quel giorno le sue fantastiche creature frutto di genio, passione, competenza si sono nascoste sotto i teli, nei garage e nelle officine, non si sono quasi più viste sulle piste e sulle gare in salita, quasi come se volessero piangere in silenzio il loro creatore. L’officina Quadrifoglio di Via Lanza a Firenze, dove nasceva la “Bogani Automobili Firenze” non esiste più, al suo posto solo garage di privati cittadini.


Ma la vita è strana, ti fa dimenticare le cose annacquandole nel ricordo e poi te le sbatte di nuovo in faccia, con la forza di un urgano, così senza preavviso. E ti senti stordito perché la botta è grossa. Da appassionato di auto almeno una decina di minuti al giorno li trascorro passando in rassegna annunci automobilistici sui vari portali internet e giornaletti del caso. Ma un giorno squilla il telefono… ed io, a Ettore, ho fatto una promessa.

Oggi non ci sono molte Bogani rimaste, i telai prodotti dovrebbero essere 21, uso il condizionale perché purtroppo sono state fatte varie repliche e negli anni alcune si sono confuse con le originali e spesso sono stati fatti restauri alquanto improbabili che, molto spesso hanno stravolto il progetto iniziale.

Mi capitò quasi per caso di rivedere la Bogani numero 14 nel 2015, il giorno in cui avevo vinto il Campionato Italiano Salita di periodo J2 Gruppo N, guarda caso era il giorno del mio compleanno. Fu un’emozione incredibile perché mi tornò alla mente il ricordo di Ettore.

Al parco chiuso ci ronzavo intorno ma la guardavo con rispetto; la guardavo con gli occhi di chi, come me, non aveva mai avuto la possibilità di guidare una Sport Nazionale e forse la vedeva anche con troppo timore. Era così bella…


Pensavo che a suo tempo avrei dovuto comprarla, forse, ma no… stavo fantasticando, era semplicemente troppo per me. Ettore Bogani l’aveva già venduta nel 2006. La macchina aveva corso in alcune salite, sempre ottenendo risultati mediocri, era poi passata nuovamente di mano, senza mai avere le cure che avrebbe meritato. Mi piace pensare che però lo spirito di Ettore l’abbia protetta negli anni perché, caso più unico che raro, la macchina era rimasta originale ed integra così come lui l’aveva ideata.


Ma dicevamo della telefonata; Ecco, quella arriva sempre quando non te lo aspetti, ti sveglia dal torpore quotidiano e ti caccia un esercito di farfalle nello stomaco, perché ti fa illudere che forse ti puoi avvicinare a quello che per te è un unicorno… quindi alzo il telefono, chiamo Fabio, anche lui avvolto come me nella sua perversione automobilistica e motociclistica: “Andiamo a vedere la Bogani”? Eravamo in macchina il giorno stesso.


La Numero 14 era lì, in uno stato di abbandono educato, come un anziano arzillo parcheggiato in una sperduta, casa di riposo. Adesivi attaccati frettolosamente, cofani con segni di battaglie mai vinte, il cambio, croce e delizia di queste Sport Nazionali, aveva fatto i suoi liquidi bisogni sul pavimento e sembrava più un colabrodo che un cambio da F1.


La richiesta è alta, molto alta, gli interventi per sistemare la meccanica tantissimi ma qualche asso nella manica e lo spiraglio della possibilità di una permuta ci lascia la speranza. Facciamo un’offerta. La faccia del proprietario fa una smorfia di disappunto. Andiamo via, l’affare non sembra andare nella giusta direzione. Peccato però, perché per noi l’offerta aveva il valore di un rene.


Ma il bello è che a volte le promesse ti ritrovano, anche se vorresti inconsapevolmente scappare. Perché forse c’era un disegno, o forse è il caso, non lo so, ma adesso la Numero 14 è in garage, nel mio garage. Con l’incoscienza di chi non sa cosa sta facendo ma muore dalla voglia di farlo, iniziamo a smontare compulsivamente ogni cosa, ogni singola parte meccanica, uniball, freni, sospensioni, braccetti. Fabio è un casinista e spesso mi tocca cazziarlo perchè lascia tutto in giro, io invece sono pignolo fino al limite del paranoico e lui mi cazzia perché dice che spreco energie inutili. Alla fine però dagli opposti nasce il giusto equilibrio e cazziata dopo cazziata la macchina viene minuziosamente passata in rassegna, segnata e sostituita in caso di necessità.


L’unica cosa su cui non mettiamo mano è il cambio, lo smontiamo accuratamente e lo affidiamo ad una officina di professionisti, sappiamo che dovremo investirci tanti soldi ma che dovrà funzionare al meglio. Il motore viene smontato e portato ad una officina di rettifiche per le opportune verifiche e manutenzioni. Arrivati ad un certo punto della macchina non era rimasto praticamente nulla.


Un’auto da corsa ridotta a una scatola di alluminio rivettato; lucidata sì, nelle notti di lavoro con il gruppo di amici che si sono subito sentiti dentro la voglia di contribuire, ma pur sempre una scatola, e vi giuro che in quei momenti non te lo immagini un barattolo di fagioli a correr su per i tornanti dell’Abetone!


Piano piano però arrivano i ricambi e la scatoletta di fagioli inizia a riprendere vita. Si parte con i braccetti riverniciati, con tutti gli uniball nuovi, i freni revisionati, il piantone dello sterzo, e arriva il motore: il 2500 V6 che va di moda chiamare “Busso” è semplicemente un’opera d’arte, un tributo alla buona meccanica italiana, un oggetto da esporre nei musei. Quelle scritte “Alfa Romeo” in corsivo sui coperchi delle valvole e l’evoluzione del carter secco, sono emozionanti.


Arriva anche il cambio, tutto, completamente nuovo. Lo sapevamo che sarebbe stato la nostra croce ma abbiamo in progetto di fare delle gare di campionato italiano, non chiacchere. Anche i cofani, che abbiamo scoperto essere nella versione alleggerita tornano dalla carrozzeria. Cara Numero 14, ti abbiamo conosciuta che eri vestita proprio male, ti abbiamo vista nuda per diversi mesi ma, anche se siamo uomini, non c’è stata soddisfazione più grande nel rimetterti il vestito nuovo, bianco come la neve, girare la chiave e sentirti cantare. Questo è per te Ettore. Hai visto che alla fine la promessa l’ho mantenuta?

di Andrea Balducchi

Foto di Alex Cullhaj

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