DESIGN: La spudorata ammirazione per le Shooting Brake – di Valerio Cometti

Ne abbiamo parlato a più riprese, ma non credo che serva versare nemmeno un’altra goccia d’inchiostro virtuale per convincervi che oggi il baricentro dell’interesse commerciale nel mercato delle automobili sia costituito dalle SUV. Che ne siate detrattori od estimatori, poco cambia: è la tipologia di vettura che sta maggiormente assorbendo risorse di sviluppo nei centri tecnologici delle case automobilistiche. Tale assorbimento da una parte porta a SUV sempre più competenti ed efficaci, ma dall’altra parte porta alla “morte” di nicchie oramai minori quali le cabriolet e le coupé, al punto che persino le tradizionali berline a due e tre volumi sembrano vivere delle stagioni decisamente opache.

Quale miglior motivo, perciò, per celebrare la più marginale, effimera e commercialmente irrilevante di tutte le architetture automobilistiche, ovvero la “Shooting Brake”?

Il motivo di tale celebrazione è molto semplice: io le adoro senza pudore. Figlia forse illegittima della relazione passionale fra una coupé ed una station wagon, la shooting brake ha una storia tutt’altro che recente e tutt’altro che lineare. Di una cosa possiamo essere certi: non esiste una shooting brake di rilevante successo commerciale. Senza voler ripercorrerne la storia in un noioso excursus cronologico, mi piacerebbe ricordare assieme a voi alcuni esempi di questa straordinaria categoria.

Uno degli elementi di indubbio fascino di questa tipologia di vetture proviene dal concetto che ne sta alla base: su un corpo di vettura sportiva, si applica un volume al posteriore che ne esalti in primis la capacità di carico e perciò la fruibilità (il famoso concetto utopico di sportiva per tutti i giorni), ma dall’altro permetta di proseguire i tratti orizzontali del disegno della vettura (linea di cintura e profilo superiore padiglione) coronandoli spesso con un deciso taglio del posteriore.

Questa composizione di linee costituisce inevitabilmente una base molto sana e stilisticamente proficua per lo sviluppo di una vettura seducente, senza scordare che il frequente brusco taglio del portellone posteriore finisce col mettere in risalto l’affilatezza delle sezioni anteriori. Mamma mia, mi viene l’acquolina solo a parlarne!


In modo molto più strisciante, ritengo che ne abbia contribuito al successo (pur nel solo immaginario di noi appassionati), il fatto che la storia delle shooting brake sia costellata di progetti speciali realizzati spesso dai grandi carrozzieri del passato, ai quali facoltosi possessori di vetture sportive commissionavano one-off più comode e versatili a partire dalle proprie coupé prestazionali.


Si pensi soltanto alla leggendaria Ferrari 365 GTB/4 Shooting Brake che Chinetti fece realizzare alla Panther Westwinds nel 1975: credo una delle vetture più attive… perlomeno su Instagram!
Sempre restando nell’ambito dei grandi blasoni, non si può dimenticare l’Aston Martin DB5 Shooting Brake, la cui genesi è esemplare: David Brown, l’allora proprietario del marchio Aston Martin (a lui dobbiamo le varie sigle ”DB”) era entusiasta della propria DB5, ma la trovava poco pratica per trasportare l’attrezzatura da polo, di cui era abile giocatore.

Diede disposizioni al proprio staff di realizzare una conversione a shooting brake, che piacque molto ad altri clienti, al punto che dovette demandare ad un fornitore terzo, la Radford Ltd, la produzione di questa variante shooting brake. Delle dodici realizzate in totale (ehm…questi sono i “volumi di vendita” quando si parla di shooting brake) sembra che tutte siano ancora in circolazione.


Parlando di Aston Martin shooting brake, non si può non fare un salto ai giorni nostri per citare la splendida Vanquish Zagato Shooting Brake: presentata quasi un anno fa, in queste settimane stanno iniziando le consegne dei primi esemplare ai fortunati 99 acquirenti di questo capolavoro.

Ultima arrivata della riuscita gamma che Zagato ha creato per Aston Martin, dopo la coupé, la speedster e la cabrio, questa splendida creazione sfoggia un volume posteriore perfettamente integrato nell’architettura complessiva della vettura. Priva del tipico lunotto quasi verticale, questa Zagato Shooting Brake concede il meritato ampio respiro all’arco superiore del tetto, nonché offre la necessaria plasticità al montante posteriore ed alle superfici della coda, il tutto in perfetto equilibrio con il frontale così proiettato verso le alte velocità.

Probabilmente, il merito di aver fatto tornare alla ribalta nella moderna produzione di serie di questa nobile tipologia di vetture, va dato al duo Ferrari-Pininfarina. Questo team, collaudato da oltre 60 anni di capolavori, ci regalò nel 2011 la FF, che fra i diversi primati, ebbe anche quello di essere la prima Ferrari di produzione a sfoggiare la trazione integrale.


Pur dichiarandomi amante della FF, la quale invece non sempre ottenne approvazioni plebiscitarie, ammetto che la vera maturità stilistica di questa vettura è stata raggiunta con la sua profonda evoluzione oggi in listino, ovvero la GTC4, vettura che trovo semplicemente strepitosa, tanto per proporzioni quanto per dettagli.


Qualora servisse un’ulteriore dimostrazione della bontà dell’architettura shooting brake, mi permetto di commentare assieme a voi la parabola stilistica compiuta dalla Panamera. Nata come sgraziata trasposizione dei temi stilistici della 911 nelle volumetrie di una berlina, la Panamera subisce una serie di profonde ed apprezzabili migliorie che la portano alla complessivamente riuscita generazione attualmente in vendita. A tale generazione, verso la metà del 2017 si aggiunge la Sport Turismo, configurazione shooting brake, che ai miei occhi ha portato il dovuto mix di eleganza ed aggressività alla quattro porte di Stoccarda.

Il profilo superiore del tetto, non cade più stancamente sul volume posteriore, bensì rimane maggiormente teso e slanciato. Più che le sole considerazioni stilistiche, le quali mi rendo conto siano estremamente e giustamente soggettive, la cosa che maggiormente mi affascina di questa versione è la sensazione di maggior praticità ed informalità: proprio quell’idea che giá il buon David Brown ebbe di coniugare prestazioni e svago, in un’unica vettura.


Innumerevoli sono le shooting brake che non ho ricordato in questa breve carrellata e mi piacerebbe sentire da voi quali siano le omissioni più gravi, quali siano le vetture appartenenti a questa categoria che serbate nel cuore con maggior trasporto. Osservando le linee un po’ incerte e travagliate dell’Audi PB18 capisco che forse c’è un futuro anche per questa piccola e negletta nicchia di vetture piene di fascino e carattere. Mi sbaglio? Guideremo solamente SUV?

di Valerio Cometti

www.v12design.com
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