Tomaini Racconta: La dominazione DTM e Superturismo (+intro libro)

Ultima puntata della serie “Tomaini Racconta”

Dopo i 13 anni in Formula Uno con Ferrari e gli ultimi con Osella, Tomaini viene chiamato da Abarth per collaborare al progetto 155 di Alfa Corse. Al debutto nell’Italiano Superturismo 1992 la 155 GTA vince il Titolo. L’anno successivo la 155 V6 Ti vince il Campionato DTM spodestando i colossi tedeschi ed entrando nella leggenda del MotorSport.

Dopo la presentazione del libro e il sorprendente sold out a Modena in occasione del 1° Drive Experience Track Day, si chiude il ciclo di interviste che ha visto protagonista il grande Tom Potete acquistare ora il libro “Non ti guiderò mai” da questo link e ci fa piacere ricordare che i proventi dei diritti autoriali verranno interamente devoluti a favore della lotta contro il cancro.

di Davide Cironi

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Dalla prefazione del libro a cura di Nicola Larini:

“Ho conosciuto Tom nell’orbita del Team Osella, quando era progettista della Formula Uno con cui ho corso nel 1989. Erano partiti con un progetto nuovo, dopo aver utilizzato dei telai ex Alfa Romeo, passando al carbonio e alle nuove filosofie costruttive di quegli anni. Nonostante le poche risorse a nostra disposizione, il progetto era molto valido e sano. Lui aveva tirato fuori il massimo dalle possibilità del Team.


Addirittura in Canada, sul bagnato, ho lottato con Senna per il terzo posto sul podio. Ebbi un problema tecnico nella prima metà della gara, ma quell’anno la macchina mi diede tanta soddisfazione, nonostante i molteplici problemi legati alla mancanza di fondi per fare sviluppo e testare componenti per la durata. Quando una squadra ha i soldi contati per fare un Campionato, non può permettersi di fare come i Top Team. Nelle qualifiche tante volte siamo andati fortissimo, poi durante le gare avevamo problemi. Per me tuttavia quell’esperienza fu un bel biglietto da visita, grazie a Tom e Osella che mi misero a sedere su una buona macchina.


Certamente non era di carattere facile, ci scontravamo spesso come è bene che accada tra progettista e pilota. C’era continuo confronto tra noi, faceva parte del gioco. Un particolare indicativo del nostro rapporto ai tempi della Formula Uno fu quello degli specchietti. Lui, duro come le pigne, nonostante perdessi continuamente gli specchietti in gara, insisteva con la sua versione di attacco specchietti. Il culmine fu quando, durante il giro di ricognizione al Gran Premio di Silvertsone, lo specchietto mi si staccò e andò prima a sbattermi sul casco, poi finì nell’abitacolo, tra i miei piedi.

In quel momento lì, potete immaginare cosa gli avrei fatto, considerando quante volte ne avevamo già discusso. I progettisti e gli ingegneri sono duri, loro pensano prima di tutto alla prestazione, poi c’è il pilota. Noi siamo inizialmente un accessorio della macchina, ma poi, una volta in pista, i più bravi come lui sanno ravvedersi. Tom in Formula Uno fu importantissimo per me, ma il nostro rapporto è arrivato ad un altro livello in Turismo. Oltre a tante gare, abbiamo vinto insieme il DTM.


Tra me e lui c’era un’affinità incredibile, bastava un giro di pista per capirci. Proponeva le sue, rispondevo le mie, la macchina parlava la nostra lingua e tirammo fuori dal cilindro vetture sempre vincenti. I risultati portati a casa nel DTM ne sono prova schiacciante. Le volte che non ho lavorato con lui è accaduto che mi sentissi quasi perso. Quando si sentì male in Belgio per esempio, mi resi conto di aver davvero bisogno di lui. C’erano una fiducia reciproca e un feeling indescrivibili.


Bastava un accenno, un colpo d’occhio, per intendersi e prendere una direzione. Ho avuto solo bei momenti e conservo bellissimi ricordi, ma quello della vittoria al Nürburgring nel 1993 è senza dubbio il più potente. Fu l’apoteosi. Eravamo nella terra dei tedeschi, nella pista impossibile, era difficile immaginare di batterli in casa loro. Li abbiamo annichiliti dall’inizio alla fine, abbiamo raggiunto il massimo insieme”.

 

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