La drammatica Velocità della tecnologia – di Valerio Cometti

Non tutte le velocità sono entusiasmanti (n.d.r.)

Ricordate la vostra vita nell’anno 2006? Per i più giovani di voi, il 2006 potrà sembrare un ricordo lontano, ma per i meno freschi come il sottoscritto, l’anno 2006 sembra davvero l’altro ieri.

In ambito automobilistico? Porsche vendeva la validissima 997, Audi aveva già da qualche anno in listino la RS6 e stava per lanciare la R8, Ford offiva la splendida GT, mentre in giro c’era già un gran numero di Smart e Mini.

Sempre nel 2006, c’era già più di una supercar capace di velocità superiori a 330 Km/h, passare da 0 a 100 in meno di 4 secondi non era impossibile e le vetture ibride erano già in vendita. Insomma, non sembrerebbe un mondo tanto diverso da quello che viviamo oggi.

Fermiamoci però ad analizzare ancora un po’ questo recentissimo passato, da un certo punto di vista così simile ad oggi. Per prima cosa, pensate che nel 2006 non esisteva l’iPhone. Sempre nel 2006, non esistevano nemmeno AirBnB, Android, Uber, Instagram e Whatsapp.

 

E come facevamo a vivere senza Whatsapp? Scherzi a parte, questa breve riflessione ci deve far capire che il nostro mondo in poco più di dieci anni è cambiato ad una velocità tale da farci rassegnare alla consapevolezza di non essere più in grado di restare al passo.

Avete sicuramente tutti visto i video dei robot della Boston Dynamics su YouTube: vi rendete conto che il robot Atlas sa eseguire un salto mortale all’indietro da fermo? Vi rendete conto che il 99,9% di voi che leggete (per non parlare di chi scrive) se prova a farlo, si ritrova a letto in trazione per tre mesi nel più vicino reparto di ortopedia? Per non parlare dei loro quadrupedi in grado di superare qualsiasi pendenza o terreno.
Oppure vi siete mai soffermati ad analizzare quale meraviglia tecnologica sia Shazam? Vi rendete conto con quale velocità confronta pochi secondi di traccia audio digitalizzata dal vostro telefono con un archivio sconfinato di altrettante tracce audio? Ormai non ci stupiamo più di niente.

Esattamente come non riusciamo più a stupirci di niente all’interno delle nostre automobili. Gli amanti della meccanica da qualche tempo hanno capito che le loro gioie si stanno andando asintoticamente ad assottigliare: ancora presenti, ma sempre più sottili, più rarefatte. Certo, crescono le potenze, le coppie, le prestazioni, ma il vero focus oggi è sulla tecnologia, sull’elettronica.

Questo per due motivi:

1) il mondo cambia, come già detto, siamo sempre più esigenti e se la nostra auto non ci legge gli sms non possiamo addormentarci la notte.

2) la tecnologia elettronica invecchia ad una rapidità infinitamente superiore rispetto quella meccanica, mantenendo, anzi accelerando, il ciclo di obsolescenza di una vettura (e con esso il nostro incontrollabile desiderio di comprarne una nuova).

Proviamo a fare quest’esercizio di immaginazione: Torniamo al 2006 ed immaginiamo di fare un viaggio di 300 Km da Venezia a Milano guidando una BMW 530. Sotto il nostro piede avremmo 231 cavalli, più che sufficienti per superare in scioltezza, viaggiare rispettando i limiti con un filo di gas, comodamente cullati da sospensioni ben calibrate mentre il sei cilindri in linea ronza sommesso.

Facciamo un salto in avanti di dodici anni e ripetiamo il medesimo viaggio con una BMW 530 odierna: oltre allo shock di avere un banale quattro cilindri sotto al cofano con nemmeno il 9% di potenza in più, probabilmente dovremmo ammettere che non viaggeremmo in modo diverso.

Se proviamo davvero a visualizzare tale viaggio “nel tempo” cominceremmo a notare l’assenza dei sistemi di ausilio alla guida, quindi ci renderemmo conto della minor dotazione di informazioni ed intrattenimento che la Serie 5 del 2006 ci offrirebbe col suo display a bassa risoluzione, dal poter leggere le mail al poter agganciare il proprio iPhone con Apple CarPlay. Per fortuna pochi di voi si preoccuperebbero per la mancanza della possibilità di controllare l’interfaccia a gesti (!!!), però scherzi a parte, la prima preoccupazione sarebbe la carenza di dotazioni elettroniche e meccatroniche.

Questo facile esempio spero ci faccia capire dove sia il baricentro degli investimenti e degli sforzi che le case automobilistiche stanno sostenendo oggi. Professionisti come i “designer di interfaccia”, oggi definiti in modo più pomposo “UX designers” non avevano mai trovato posto nei team di lavoro delle case automobilistiche. Lo UX Design, acronimo per “User eXperience” si occupa di una moltitudine di aspetti che coinvolgono direttamente la nostra esperienza a bordo: dalla grafica alla navigabilità delle interfacce e delle schermate, al modo in cui io utente ricevo il flusso di informazioni che il veicolo mi trasmette, alla disposizione logica e spaziale di comandi e punti di interazione con la macchina. Questa disciplina si intreccia in modo intenso con il più tradizionale design “fisico” ovvero quello che decide forme, ergonomia, materiali e finiture degli oggetti che impugniamo, ruotiamo, scrutiamo mentre siamo al volante.

Oggi le vetture ci offrono un grado di sicurezza straordinario, anche in situazioni poco appariscenti, ma ugualmente di immensa utilità: si fermano da sole se apriamo la porta, sono dotate di occhi “virtuali” che ci guardano dall’alto mostrandoci una visione azimutale dello spazio attorno a noi, ci portano a mettere la freccia quando cambiamo corsia pena fastidiose vibrazioni del volante, analizzano la geometria della strada per meglio accordare sterzo e sospensioni, chiudono al volo tetto apribile e finestrini se avverto l’imminenza di un impatto, giusto per fare qualche esempio. Oppure ci rendono la vita più semplice: parcheggiano da sole ed escono dallo stesso parcheggio senza nemmeno noi a bordo, si lasciano aprire col cellulare, ci lasciano esplorare e personalizzare le loro funzioni attraverso immensi display ricchi di pixel ed informazioni, oppure ci permettono di tenere d’occhio velocità e posizione dei figli quando guidano (ringrazio il cielo che questa funzione non fosse disponibile ai miei tempi…).

Bisogna anche ammettere che la qualità e l’affidabilità delle componenti elettroniche, linfa di questo tripudio di funzionalità, velocità ed intelligenza (vera o simulata che sia), sono cresciute sensibilmente dagli anni della strumentazione digitale della Tipo DGT, rendendone l’adozione sempre più gradita e rapida.

Tale densità tecnologica apre scenari impensabili per chi è cresciuto negli anni della “meccanica”: pensate solo a Tesla che in remoto, senza richiami né connettori da collegare, ha ridotto la capacità di guida autonoma delle proprie vetture, aumentando la frequenza con la quale si è costretti ad impugnare il volante, in seguito a degli incidenti dovuti ad abuso di questa funzionalità (dimostrazione che la crescita dell’Intelligenza Artificiale dovrà compensare alla contrazione della Intelligenza Umana).

Ricordiamo però anche il rovescio della medaglia, mai tanto attuale quanto oggi, con un colosso come Apple (forse) beccato a rallentare ad hoc i nostri telefoni per cercare di venderne qualcuno in più. Sarete pronti a perdere un po’ di cavalli nella vostra amata automobile, perché non avrete fatto l’ultimo aggiornamento?

di Valerio Cometti – Instagram @vcometti

 

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