Via il velo alla nuova Bugatti Centodieci, il tributo all’italiana EB110 di Campogalliano

Qualcuno se n’era già accorto dalla scena sfocata che si intravedeva nel video “In pista con le Bugatti EB110 da gara“, quando mi allontano un attimo da Loris per incontrare Achim Anscheidt, director of design Bugatti. Ho avuto il piacere di vedere in anteprima mondiale la nuova Centodieci qualche settimana fa a Campogalliano, lo stesso giorno che, più tardi, mi avrebbe portato a guidare in pista la EB110 SC IMSA. Non la giornata più noiosa dell’anno insomma.

Molti si sono chiesti negli ultimi venticinque anni come mai la Bugatti attuale non abbia mai voluto investire qualcosa nella salvaguardia degli stabilimenti in Campogalliano. Un posto così incredibilmente curato e interessante dal punto di vista architettonico, lasciato a marcire e affidato alle amorevoli cure di un solo custode.

bugatti centodieci

Da italiani soffriamo vedendo questa struttura in rovina, magari peccando un po’ di ingenuità. Riflettendo un momento infatti, appare abbastanza evidente che quanto realizzato su suolo italiano dalla gestione Artioli, seppure di infinito fascino e indiscutibile potenziale, non sia sufficiente a raccogliere materiale storico adeguato per l’organizzazione di, per esempio, un museo storico inerente a quel breve periodo di attività.

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Dunque lo scenario in cui la Bugatti attuale acquista gli stabilimenti di Campogalliano per farne una struttura di interesse storico, è di fatto dolorosamente insensato. Discorso diverso sarebbe se si volesse costruire una sorta di Bugatti Tribute Center in onore del fondatore Ettore Bugatti, ma a quel punto appare evidente che, di nuovo, purtroppo, non sia Campogalliano il posto giusto.

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A fronte di un investimento milionario non ci sarebbero i ritorni per giustificare l’operazione, specie se pensiamo che già il marchio Bugatti di per sé non è certo il traino del gruppo VW, diciamo esattamente il contrario. Dunque i famosi stabilimenti blu con i ricorrenti loghi EB, proprietà di un privato italiano che non ha grandi piani per essi, al momento continueranno a starsene lì per infonderci malinconia a piccole dosi ogniqualvolta la storia della Bugatti italiana riaffiora nei nostri ricordi.

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Con la presentazione della Centodieci, che avrei tanto voluto vedere in blu, la Bugatti attuale ha voluto mettere in chiaro che non c’è nessun attrito con quel pezzo di storia del Marchio, che anzi la EB110 è una vettura amata e stimata dai creatori delle successive Veyron e Chiron. Fu concepibile la scelta a suo tempo di non rimanere lì nella Motor Valley a “dare fastidio”, ma probabilmente la coerenza storica di Molsheim ebbe il peso maggiore nella decisione di riportare la Bugatti in Francia, il paese in cui La Marque nacque.

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Veniamo infine alla Centodieci, la tribute car che ho potuto vedere in anteprima mondiale il 26 luglio 2019, tra una fase e l’altra delle riprese con le EB110 IMSA e Le Mans a Campogalliano. Non era previsto, è stata una sorpresa. La grande flessibilità e soprattutto l’inaspettata maniera informale di porsi con noi mi ha stupito da parte di un brand che appare iperdistaccato dai comuni mortali.

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Molti uffici marketing e comunicazione dovrebbero imparare da questi signori che non tutto nella vita deve essere super-safe o comfort zone, almeno non tutto quello che si fa con passione. Dopotutto, questa parola è quasi completamente assente dalla maggiorparte dei vocabolari di chi si occupa di promuovere auto sportive oggi, strano ma vero, ve lo posso assicurare (ma non diteglielo perché oltre che poco appassionati sono anche vendicativi).

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Quindi mi sono sentito davvero sollevato vedendo come i tedeschi stanno gestendo le cose in Bugatti, avendo avuto modo di conoscere molte persone durante il categorico embargo sulla notizia della nuova Centodieci. Anche il presidente Romano Artioli e altri esponenti della vecchia famiglia italiana hanno reagito con ammirazione all’unveiling privato della nuova vettura e nessuna gelosia o tensione sono state registrate dalle mie antennine, solo molto orgoglio.

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Veniamo alla macchina. Già da sotto il telo potevo vedere i gruppi ottici anteriori che giocano con le forme dei fanaloni EB110, pur avendo solo dei sottilissimi led ultramoderni. Il risultato di questo dettaglio è secondo me il più riuscito, quello che mi ha fatto immediatamente sorridere. Achim, il capo del design Bugatti, invece sostiene che il punto più distintivo e accomunante sia il posteriore, come spiega nel video. Io trovo che tutti i punti chiave della 110  siano stati curati e tradotti in linguaggio moderno, con gusto e rispetto.

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Le uniche due cose che non mi tornavano sul momento e che continuano a non tornarmi sono il colore scelto (dai, blu era un’altra cosa) e lo sbalzo dall’asse ruote anteriori fino alla fine del muso, che visto di profilo risulta a mio gusto davvero corto e mancante di una mascella importante.

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Forse anche il disegno delle ruote non incontra molto la mia idea di sportivo, ma è anche vero che a me piacciono solo i cerchi di disegno classico e tutto il moderno trend di scomposizione e arrotondamento non piace (scusa Flavio, cerchi Ferrari inclusi). Per il resto, ragazzi che botta. Vedere la Centodieci nella sala in cui a suo tempo venivano presentate le EB110 e le EB112, un altro capolavoro di architettura, è stato impagabile. È arrivato il momento di provare una Chiron a questo punto.

di Davide Cironi

 

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