DESIGN: Il Rinascimento italiano passa per i nostri artigiani – di Valerio Cometti

La Effeffe Berlinetta

Sul fatto che la passione per le automobili ci tenga svegli la notte, non ci sono dubbi: non ci incontreremmo periodicamente su queste “pagine” a chiacchierare, non trovate? Per questo motivo, credo sarete d’accordo con me su quale sia il sogno più grande di ogni amante delle quattro ruote. Comprarsi una “rossa” di Maranello? Oppure una “gialla” di Sant’Agata? Gran bei sogni, ma secondo me ce n’è uno molto più grande.

Mi riferisco al sogno di costruire una vettura propria, di propria concezione e manifattura. Non sto pensando al pur straordinario Horacio Pagani, bensì voglio raccontarvi l’avventura di due fratelli lombardi dei quali probabilmente avete già sentito parlare, ma che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Già cultori del marchio di Arese, nonché piloti con trascorsi quasi professionisti, collezionisti e raffinati conoscitori della meccanica, i fratelli Frigerio costruiscono il proprio percorso imprenditoriale in un mondo, ironia della sorte per chi come loro ha la benzina nelle vene, dominato dall’elettricità.


Successi imprenditoriali a parte, i fratelli Frigerio non amano solo le automobili, ma amano e conoscono bene i meandri di quell’arte  squisitamente italiana di costruire le automobili a mano. L’industria italiana e la grande tradizione dei carrozzieri hanno per oltre 50 anni creato cultura del progetto, esperienze manifatturiere e sapienza artigiana come in nessun altro paese al mondo. Inutile sottolineare come tutto ciò oggi sia decisamente scomparso nel panorama automobilistico italiano. Come lo scienziato in parte pazzo, ma soprattutto sognatore che in Jurassic Park riportò i dinosauri in vita, i fratelli Frigerio investono denaro, tempo ed energie per ricostruire un intero ecosistema che faccia tornare in attività quella filiera che negli anni d’oro sapeva trasformare un foglio di alluminio in una scultura su quattro ruote, rendere la pelle di una mucca morta in un salotto da corsa e convincere una secchiata di metallo liquido incandescente a diventare un basamento in grado di gestire regimi di rotazione stellari.


Questo è l’ecosistema all’interno del quale nasce il progetto Berlinetta Effeffe, uno dei progetti automobilistici più passionali, eclettici e culturalmente rilevanti che io abbia mai avuto modo di incontrare. Il concetto alla base della genesi della Berlinetta Effeffe è creare da zero una vettura inedita, stilisticamente legata alla gloriosa stagione degli anni ‘50, progettata con le più moderne conoscenze autotelaistiche e quindi dal comportamento dinamico estremamente raffinato e performante, il tutto ricorrendo a tecniche costruttive, nonché ove possibile alle maestranze stesse, di quei decenni ruggenti oggi così lontani.


Spero riusciate a capire la portata di questo progetto, che mentre ci regala una sensuale due posti uscita dalla macchina del tempo, si premura di recuperare e tornare a valorizzare il meglio della manualità automobilistica italiana. Il risultato è un telaio in tubi saldato interamente a mano, sul quale si tende un’atletica carrozzeria realizzata a mano da esperti battilastra (capito? Niente stampi e presse!), dentro al quale pulsa un motore di derivazione Alfa Romeo, profondamente rivisto e modificato. Grazie ad un peso inferiore agli 800 chilogrammi, le prestazioni sono realmente da supercar e l’handling si vocifera abbia ben poco da invidiare alle più moderne sportive blasonate, più di una volta fatte arrossire da questa compatta berlina costruita in un più che anonimo capannone brianzolo.


Moderni freni a disco sulle quattro ruote, sospensioni anteriori a parallelogramma articolato e gruppo molla-ammortizzatore con geometria push-rod: il processo di ideazione della Berlinetta è un altro di quegli alti momenti di italico genio secondo il quale, accanto a segni di pennarello tracciati direttamente sulla lamiera, si affiancano le più moderne tecnologie di progettazione tridimensionale parametrica sviluppate da un fine progettista qual è Carlo Sirtori.

Credetemi quando vi dico che assistere alla costruzione di una Berlinetta Effeffe è quanto di più appagante ed ipnotico per qualsiasi amante della meccanica: con ritmi più simili al mondo dell’edilizia (le fasi durano mesi, non giorni e men che meno ore o minuti), la Berlinetta letteralmente cresce componente per componente, organi meccanici si incastrano, agganciano, abbracciano, comunicando uno al successivo una funzione meccanica, un movimento, un vincolo. La componente artistica qui non si limita alla definizione del design, perché i collaboratori dei fratelli Frigerio realmente scolpiscono, arrivando addirittura ad inventare i macchinari attraverso i quali realizzare i pezzi finiti. È lo stesso approccio che veniva usato dal Brunelleschi nella Firenze rinascimentale. Forse, dopotutto, non è un caso che il nome di uno dei due fratelli Frigerio sia Leonardo…

di Valerio Cometti

www.v12design.com
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